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Fincantieri, Muggiano soffre di troppo lavoro

Genova - Mancano gli spazi, il timore è la “fuga” di attività negli stabilimenti francesi: il boom di commesse militari costringe a rivoluzionare l’organizzazione.

Genova - È un paradosso, ma non per questo meno pericoloso: il cantiere spezzino del Muggiano, specializzato nella costruzione di navi militari, strabocca di commesse che ora rischiano di mettere in crisi l’organizzazione dello stabilimento. Nei prossimi quindici anni Fincantieri dovrà infatti far fronte ad una serie di maxi ordini affidati ai cantieri liguri. E gli spazi potrebbero non bastare, con un serio rischio di sold out che sta mettendo in allarme i sindacati: «Il puzzle deve incastrarsi bene, altrimenti siamo sul filo di lana, ma l’azienda si sta organizzando» dice Graziano Leonardi il segretario della Uilm della Spezia. Così ritorna il tema della ricerca di aree in Arsenale che permettano, attraverso la gestione per lunghi periodi, di far fronte ai carichi di lavoro. «Dovremmo costruire sette navi, ma gli spazi ora non ci sono, le navi non ci stanno. Abbiamo chiesto all’azienda di investire per ampliare la darsena e riuscire attraverso i nuovi interventi, a costruire le navi nei tempi stabiliti» spiega Roberto Vignali, delegato Fiom del Muggiano. Ma si tratta di una soluzione che per essere efficace, deve partire a brevissimo: le navi da guerra per il Qatar devono essere consegnate entro 2022. Così, spiegano diverse fonti di settore, non è impensabile che Fincantieri decida di sfruttare il recente accordo con la Francia su Stx. «Serve per non perdere i tempi di consegna» spiegano alcuni analisti, preoccupati dell’ingorgo nei bacini del Levante (Muggiano e Riva Trigoso). Il gruppo guidato da Giuseppe Bono potrebbe così alleggerire il carico di lavoro dei cantieri liguri, affidando alla Francia alcune commesse o lotti di costruzione: «Prendiamo i sommergibili – dice Vignali – Sono l’orgoglio del Muggiano e ora stiamo aspettando che vengano rinnovati gli ordini per altre due unità. Ma se le intenzioni sono di sviluppare la marina europea, rischiamo di perdere sia le commesse che il know how che negli anni abbiamo acquisito nel tempo. Perché qui gli spazi mancano, mentre a Saint-Nazaire hanno grandi bacini disponibili: tutto questo può mettere in svantaggio il Muggiano». La Francia sul civile è un’opportunità, ma sul militare mette in allarme i sindacati: «La delocalizzazione è improbabile – dice Leonardi – ma sia ben chiaro che ci opporremo con tutte le nostre forze ad una tale eventualità». Fincantieri tranquilizza: «Non c’è nessun problema organizzativo, i tempi permettono le consegne come da programma e non c’è alcuna ipotesi di delocalizzazione in Francia di commesse». Rimane il nodo dell’occupazione: «Negli ultimi 5 anni abbiamo perso il 50% della forza lavoro» dice Vignali e Leonardi conferma che il cantiere soffre: «Perché siamo sotto organico e chiediamo che si colmino i vuoti sia per chiudere queste commesse, sia per il futuro dello stabilimento».

Maxi ingorgo

I sommergibili sono il tema centrale: esiste la necessità, per non perdere definitivamente la “ruota” dei tedeschi ed uscire dall’accordo rinnovato a maggio, di costruire altri sommergibili. La Marina vuole nuove unità destinate a rimpiazzare le quattro in servizio (classe Sauro) che saranno ritirate fra il 2018 ed il 2022. Un accordo con i tedeschi estende peraltro la partnership anche al fronte industriale. Il cantiere è poi anche al centro del piano dalla Legge navale che prevede, oltre alle 4 fregate Fremm, la fornitura alla Marina di 7 pattugliatori polivalenti (3 in opzione), di una grande nave d’assalto anfibio Lhd (il “Trieste” che sarà varato a Castellammare e poi portato in Liguria) e di una nave da supporto logistico. A questo si aggiunge la mega commessa, da oltre 5 miliardi di euro, con il Qatar che comprende quattro corvette lanciamissili, una nave da sbarco e 2 corvette leggere: le prime unità dovranno essere in linea già nel 2022. Da qui la necessità di trovare aree produttive in grado di soddisfare le necessità dell’azienda, senza dare corpo all’ipotesi di sfruttare le “opportunità” del recente accordo con la Francia.

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