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Genova, Costa NeoClassica in fuga a Marsiglia / IL CASO

Genova - Compagnia e cantieri San Giorgio: «Colpa dello sciopero». I sindacati: «Protesta durata solo 8 ore»

Genova - Proprio quando sembrava che fosse tutto risolto, è arrivato l’ordine di allagare il bacino dove Costa NeoClassica era ormeggiata per i lavori di manutenzione previsti. È stato il segnale che la nave era pronta a lasciare Genova e a dirigersi verso Marsiglia.

È stata tutta una questione di tempi sbagliati: per Costa, preoccupata che dopo lo sciopero di mercoledì, i lavori di sette giorni previsti a bordo, non potessero bastare. E per i sindacati che pensavano di aver chiuso con una vittoria la battaglia sulla privatizzazione di Ente Bacini, costringendo l’Autorità di sistema portuale alla retromarcia e facendo includere la clausola sociale per salvare gli operai: nemmeno il tempo di annunciare il termine dell’agitazione che scatta un’altra emergenza: «La decisione (di partire per Marsiglia, ndr) si è resa inevitabile - scrive la compagnia - per l’estrema incertezza creatasi negli ultimi giorni sulla ripresa effettiva dei lavori e la conseguente esecuzione nei tempi previsti. Costa Crociere, che ha dovuto rivedere pesantemente i propri piani per minimizzare gli impatti sull’operatività, rispettando le opinioni dei lavoratori e senza entrare nel merito della questione, si rammarica per il grave danno economico subito ed il pregiudizio creato alle attività di riparazioni navali nella città di Genova».
È un attacco pesantissimo: la commessa rimane in casa Garrè - la nave finirà nei bacini di Marsiglia gestiti dal gruppo genovese - ma non saranno i genovesi ad eseguire i lavori: «Gli accordi raggiunti con i sindacati sono purtroppo arrivati fuori tempo massimo - spiega la società - Siamo estremamente rammaricati».

«Non comprendiamo l’atteggiamento di Costa Crociere - scrivono invece Cgil, Cisl e Uil - È difficile pensare che otto ore di sciopero possano avere causato tutti questi problemi. Senza contare che quando l’agitazione dei lavoratori è terminata la nave era ancora in secca e il ritardo causato da una sola giornata di fermo era facilmente recuperabile. Siamo davvero amareggiati per il comportamento della compagnia». I sindacati sono perplessi proprio sui tempi: Costa e il cantiere hanno fretta di recuperare otto ore di sciopero, ma viene trasferita una nave a 200 miglia con la logistica ancora da preparare. Lo sciopero dei trenta lavoratori di Ente Bacini è diventato anche un problema politico: il governatore Toti, il sindaco Bucci e il presidente dei porti di Genova e Savona Signorini, avevano avvertito già martedì che l’agitazione avrebbe potuto portare alla perdita della commessa. Però quando ieri le tre sigle sindacali (Ascheri e Poggi della Cgil, Torzetti della Cisl e Gulli della Uil) hanno ottenuto la clausola sociale, sembrava che fosse tutto finito. Invece una circoscritta vertenza sindacale - poi risolta - si è trasformata in un caso più ampio: un anno fa Costa ha acquistato il 33% dei cantieri di Marsiglia da Garrè, diventando partner di San Giorgio del Porto.

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