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Dubbi francesi sull’intesa Bono-Profumo

Parigi - Si va raffreddando in Francia l’entusiasmo rispetto alle nozze tra Naval Group e Fincantieri annunciate un anno fa in occasione dell’incontro bilaterale di Lione tra il presidente Emmanuel Macron e l’ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni

Parigi - Si va raffreddando in Francia l’entusiasmo rispetto alle nozze tra Naval Group e Fincantieri annunciate un anno fa in occasione dell’incontro bilaterale di Lione tra il presidente Emmanuel Macron e l’ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.

Una collaborazione strategica e militare tra due alleati storici ma sulla quale ora Parigi sembra sollevare dubbi crescenti, complici anche gli attriti tra i governi dei due Paesi ma anche sul fronte prettamente aziendale, l’intesa sancita di recente tra Fincantieri e il gruppo guidato da Alessandro Profumo. Una mossa che rischia di allontanare la controparte parigina. A tirare il campanello d’allarme è il quotidiano Les Echos, secondo il quale le cose si vanno «complicando» ulteriormente, in quanto l’intesa Fincantieri-Leonardo (ex-Finmeccanica) «modifica gli equilibri di una possibile alleanza con Naval Group. Ufficialmente - puntualizza il giornale - il patto tra i due gruppi italiani non cambia le trattative aperte l’anno scorso con la francese Naval Group. In pratica però non faciliterà i negoziati già a rilento». E non è «affatto sicuro che l’azionista privato di Naval Group, la francese Thales - concorrente numero uno di Leonardo» si lasci convincere dalle rassicurazioni italiane secondo cui l’accordo con l’ex Finmeccanica non è «incompatibile» con l’alleanza franco-italiana. A questo, si aggiungono le «difficoltà politiche» e le relazioni non «del tutto serene» tra Roma e Parigi. Dello stesso tema si occupa Le Figaro-Economie, secondo cui la partnership strategica franco-italiana nel settore della cantieristica militare è «nell’impasse», se non a «un punto morto». Citata dal giornale, fonti vicine al dossier spiegano che «le relazioni difficili con il governo italiano non aiutano ma c’è una divergenza che non è legata al cambio di esecutivo nel marzo 2018».

Parigi, dicono gli esperti, spinge infatti per un approccio a tappe, quello descritto nel progetto industriale presentato da Naval Group il 10 luglio scorso, con la creazione di una joint-venture di tipo Nissan-Renault, per lo sviluppo di attività condivise che rilancino la competitività sulla concorrenza russa e cinese. L’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, sostiene invece una «fusione rapida» in stile Airbus, sintetizza Le Figaro. Una posizione che non convince Parigi comunque determinata ad andare avanti nei negoziati con la controparte italiana: «Un progetto così non lo vogliamo», fa sapere una fonte del ministero dell’Economia citata da Le Figaro, secondo cui la Francia sarebbe ostile a una «fusione obbligatoria» e «irreversibile» tra i due gruppi che lascerebbe «orfana l’attività di Naval Group legata ai sottomarini». Alcuni ritengono che per Parigi sia meglio scommettere sullo storico asse con Berlino, sul modello di quanto già fatto nell’aviazione militare. Come Iskandar Safa, numero uno del gruppo navale Privinvest, che pur sperando in «un successo» del matrimonio Fincantieri-Naval Group, spiega che «nulla sarà possibile senza un patto tra la Francia e la Germania, che sono le uniche nazioni continentali a padroneggiare, con i loro campioni industriali, la tecnologia ultra-complessa dei sottomarini».

Quanto all’altra unione, quella nel settore della cantieristica civile tra Fincantieri e Stx-France, si attende il via libera delle autorità per la Concorrenza di Parigi e Berlino, ritenute competenti dall’Agenzia per le partecipazioni statali in concertazione con Bruxelles.

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