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Fincantieri-Naval Group, il mercato asiatico nel mirino / IL RETROSCENA

La Spezia - L’orizzonte dell’asse tra Roma e Parigi è il mondo: i mari che Fincantieri e Naval Group vogliono conquistare sono soprattutto quelli fuori dall’Europa.

La Spezia - L’orizzonte dell’asse tra Roma e Parigi è il mondo: i mari che Fincantieri e Naval Group vogliono conquistare sono soprattutto quelli fuori dall’Europa. La joint venture tra i due gruppi si basa sulle navi da guerra e come spiega Hervé Guillou, numero uno del colosso francese: «Puntiamo decisamente sull’export, anche se il mercato delle commesse militari è ben definito: in Cina non si può costruire, in Russia e Stati Uniti nemmeno. Il resto è tutto territorio di caccia». Italiani e francesi, per contare qualcosa anche al di fuori del Mediterraneo, si uniscono e ieri hanno firmato l’atto di nascita di una società mista, partecipata alla pari, che si dovrebbe chiamare “Poseidon”, anche se il nome non è definitivo. Bono, che ha incassato un alleato potente anche politicamente, ha messo l’Oriente: il tritone di Poseidon è puntato sull’Asia.

Il ragionamento è semplice: Pechino e Mosca costruiscono navi da guerra nei cantieri nazionali. Negli Stati Uniti il gruppo italiano è già forte e partecipa al programma di ammodernamento della flotta con Lockheed, costruendo le avveniristiche Littoral Combat Ships per la marina americana. Non c’è nessun bisogno di coinvolgere anche i francesi. Forse Parigi potrebbe venire utile per le nuove navi che vuole costruire il Canada, ma il dossier è complesso, come confermano fonti autorevoli. Ecco che l’unico sbocco di pregio è l’Asia. Fincantieri e Naval Group puntano ai mercati del Sud Est asiatico: soprattutto Filippine e Bangladesh, ma nessun obiettivo viene escluso. Su quel fronte, insieme ai francesi, le navi militari made in Europe possono battere la concorrenza di Cina e Corea del Sud. Anche sui costi: il gruppo italiano gestisce infatti anche i bacini navalmeccanici del Vietnam, eredità dell’acquisto del gruppo Vard.

Genova capitale
Cinque anni di lavoro e alla fine Bono “il calabrese” e Guillou “il bretone” («difficile dire chi abbia la testa più dura» scherza il francese) hanno firmato ieri il patto a bordo della fregata “Federico Martinengo” ancorata nell’Arsenale della Spezia. Il closing dell’operazione è previsto entro l’estate. La Liguria è centrale: Genova sarà la sede della joint venture, anche se il l’hub “ ricerca e sviluppo” sarà in Francia, a Ollioules. L’accordo poggia sulla collaborazione tra le due società e sulla condivisione di best practice. Naval Group e Fincantieri condivideranno le attività di ricerca e sviluppo e ottimizzeranno le politiche di acquisti. Il nuovo polo europeo della difesa marittima prevede di ridurre i costi del 10-15% grazie all’accordo tra le due società, e si pone un obiettivo ambizioso di 5 miliardi di dollari di commesse in 10 anni. La governance è stata creata con la necessità di affidare ai due Paesi lo stesso peso: il ruolo di presidente sarà di Giuseppe Bono, mentre Guillou siederà nel consiglio di amministrazione. Il ceo sarà francese, Claude Centofanti, ma è prevista una rotazione triennale, rispettando sempre le condizioni di parità. «In totale daremo lavoro a 5 mila persone, tra gli stabilimenti francesi e quelli italiani».

Europa first
In attesa di vendere le navi da guerra nel mondo, si comincerà con un piano più vicino: il refit della classe Orizzonte che devono essere ammodernate. Poi le nuove corvette europee: c’è un piano di Bruxelles, come confermano i francesi, ma potrebbe servire un altro partner europeo per arrivare a ottenere i finanziamenti per il piano di costruzione. C’è tempo per lavorare anche su questo: Roma e Parigi hanno appena iniziato.

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