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Fincantieri, botta e risposta con Fiom e Klaus Davi

Roma - Fanno discutere le parole di Giuseppe Bono, amministratore delegato della Fincantieri, che ieri ha dichiarato di non riuscire a trovare 6.000 lavoratori per i suoi stabilimenti, accontentandosi oggi di lavoretti come la consegna delle pizze o simili

Roma - Fanno discutere le parole di Giuseppe Bono, amministratore delegato della Fincantieri, che ieri ha dichiarato di non riuscire a trovare 6.000 lavoratori per i suoi stabilimenti, accontentandosi oggi di lavoretti come la consegna delle pizze o simili.

«Il calabrese Bono dice di non riuscire a trovare personale per Fincantieri e di aver bisogno nei prossimi due-tre anni di 5-6.000 lavoratori? Mi risulta che Bono sia di Vibo Valentia (Pizzoni, ndr) quindi sa perfettamente che nella sua regione il tasso di disoccupazione giovanile rasenta il 50%. Bene, sono pronto a consegnargli personalmente 100 curricula di ragazzi e ragazze calabresi pronti a lavorare per Fincantieri». Lo ha dichiarato il giornalista e massmediologo Klaus Davi, consigliere comunale di San Luca, in provincia di Reggio Calabria. «Potremmo iniziare da Gioia Tauro, una città che lui conosce bene - ha continuato Davi -, invasa dai rifiuti e dalla disoccupazione, e dove c’è il grande porto dove però Fincantieri non costruisce navi, se non sbaglio, preferendole Trieste e i cantieri del Nord. Mi auguro quindi di incontrare Bono per poter dare un futuro a questi ragazzi, ma in Calabria, nella sua stessa terra, di cui è ambasciatore e per la quale, sono sicuro, s’impegnerà con noi», ha concluso.

A Davi, la Fincantieri ha ricordato di aver firmato a maggio un accordo con l’Univesrità della Calabria volto a stabilire nuovi rapporti di collaborazione nei settori dell’ingegneria civile, industriale e dell’informazione.

L’accordo, spiegano dal gruppo, permetterà a Fincantieri di avviare un rapporto con una delle maggiori università del Meridione, «in una regione, peraltro, dove Fincantieri non è direttamente presente con i propri siti industriali. Lo scopo dell’iniziativa infatti è di creare una più ampia sinergia tra l’offerta formativa universitaria e le esigenze del mondo del lavoro, migliorare la qualità dei processi formativi e di ricerca di entrambe le parti e offrire ai giovani una serie di percorsi accademici con contenuti innovativi. Le intese prevedono inoltre che l’Università e Fincantieri si impegnino a favorire lo svolgimento di iniziative di interesse comune, mettendo a disposizione le proprie conoscenze e competenze attraverso varie forme di interventi, quali docenze e seminari da parte di manager della società nell’ambito dei corsi di laurea, progetti di tesi di laurea in azienda, visite e stage didattici presso le strutture del gruppo, attività formative di orientamento volte a favorire l’inserimento nel mondo del lavoro e la definizione di programmi di ricerca di interesse comune».

Tirata d’orecchi al coordinatore nazionale della Cantieristica della Fiom, Roberto D’Andrea, che a Bono ieri aveva suggerito di cercare i suoi futuri operai tra le aziende dell’indotto: «Una volta di più prendiamo atto di effimere prese di posizioni ideologiche di chi evidentemente è ben distante dal conoscere il sistema produttivo Fincantieri e, con molta probabilità, il mercato del lavoro in generale -. dicono dall’azienda -. Il grido di allarme lanciato da tempo dalla nostra società - prosegue la nota - riguarda la difficoltà di potenziare e incrementare tutta la filiera produttiva necessaria per sviluppare l’importante carico di lavoro acquisito, con l’inserimento di figure professionali - solo a titolo di esempio saldatori, carpentieri, tubisti, elettricisti, coibentatori, verniciatori - che oggi purtroppo non sono più attrattive per i giovani. Fincantieri ha assunto direttamente dal 2016 a oggi oltre 1.500 persone e altrettante ne assumerà nei prossimi anni, ma si trova nella situazione paradossale di non riuscire ad accompagnare la sua crescita per mancanza di professionalità. La geniale ricetta industriale della Fiom di assumere in Fincantieri i lavoratori dell’indotto fa sorgere spontanea una domanda: Dove si trovano le risorse in più che servono per costruire le navi? La soluzione è quella di depauperare l’indotto che ha costituito e costituisce una componente essenziale per la crescita dell’azienda? D’Andrea e la Fiom - conclude Fincantieri - invece di dedicarsi a dichiarazioni disancorate dalla realtà produttiva, dovrebbero preoccuparsi di collaborare in maniera attiva per recuperare nel nostro Paese una reale cultura del lavoro, ma forse questo è chiedere troppo a un’organizzazione che negli ultimi anni ha perso in Fincantieri più del 10% degli iscritti, rappresentando solo il 15% dei dipendenti, e che, senza portare valore aggiunto in termini di concretezza e propositività, si è distanziata sempre più dai lavoratori.

Dalla Cgil genovese però segnalano che «sui posti di lavoro non possiamo che essere felici, sulla formazione invece, tralasciando il gusto per la semplificazione che spesso caratterizza l’eloquio del dottor Bono, vorremmo fare alcune considerazioni. La partita, strategica per un territorio che ospita tre cantieri e una sede, va giocata sui tavoli giusti. Crediamo fondamentale ragionare di rapporto tra formazione e lavoro, più che di giovani svogliati. Non è la prima volta che sollecitiamo Regione Liguria ad operare concretamente, attraverso gli strumenti già oggi a sua disposizione, per realizzare quell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, un lavoro non povero, ma stabile e qualificato. E lo vogliamo fare ancora una volta, perché se l’Amministratore delegato di Fincantieri ha ragione allora vuol dire che la Regione non ha saputo costruire quella rete di relazioni che serve a formare per tempo, e non in logica emergenziale, nuovi lavoratori. E’ il momento di riparlare di ITS, di poli tecnico professionali, di una reale sinergia tra istruzione tecnica e professionale e formazione professionale. Di mettere in campo, in una parola, una vera politica regionale sull’istruzione e la formazione e il loro rapporto con il mondo del lavoro. La nostra organizzazione, ai livelli confederali e di categoria regionali, è pronta al confronto. E’ ora di recuperare il tempo perso».

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