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Mega-navi, terminal meno produttivi / FOCUS

Genova - Robba (Assiterminal): «Ma in Italia gli ostacoli sono dragaggi e infrastrutture».

Genova - Le portacontainer più grandi rallentano l’operatività dei terminal. Lo sospettavano già alcuni dei maggiori porti mondiali, che negli ultimi anni sono stati colpiti da problemi di congestionamento a causa dell’arrivo delle mega-navi. Lo confermano adesso i numeri di una ricerca condotta da Ihs Media nel periodo da gennaio a giugno del 2017. I problemi di congestionamento ai porti erano attribuiti dagli esperti in buona parte all’impatto sull’organizzazione del lavoro dell’arrivo di un numero sempre maggiore di container in un periodo di tempo sempre più concentrato. L’ultima ricerca tiene invece conto dell’impatto sull’operatività delle gru di banchina. Il risultato è che la produttività delle gru è minore quando i terminal lavorano sulle navi maggiori rispetto a quelle di medie dimensioni.

I porti monitorati sono stati quelli di Busan (Corea del Sud), Tanjung Pelepas (Malesia), Shanghai-Yangshan, Shenzhen-Yantian, Qingdao e Ningbo (Cina), Hong Kong, Jebel Ali (Emirati arabi uniti), Rotterdam, Amburgo, Anversa e Bremerhaven (Unione europea). La ricerca ha mostrato un forte calo di produttività delle gru quando operano con navi di oltre 14.000 teu, mentre la produttività è ottimale con le portacontainer di capacità compresa fra i 4.000 e i 14.000 teu. «Navi più piccole, specialmente i feeder, hanno la tendenza - spiega Andy Lane, esperto di attività terminalistiche delle Cti Consultancy di Singapore - ad avere problemi di assetto, mentre l’operatività è meno che ottimale quando la nave è molto al di sotto della cabina del gruista».

In particolare, è stato calcolato che, sempre per quanto riguarda il primo semestre di quest’anno, la produttività ha un picco medio di 26,5 movimenti di container all’ora per le navi di capacità compresa fra 7.000 e 10.000 teu. Questa media cala a 24 movimenti all’ora sulle navi fra 14.000 e 18.000 teu. I ricercatori ritengono che questo calo sia dovuto alla necessità di montare i carichi più in alto e di fare scorrere i carrelli su distanze più lunghe.

La ricerca non prende in considerazione porti italiani e mediterranei, dove l’arrivo di navi di capacità superiore a 14.000 teu è meno frequente che in Europa settentrionale. In particolare, in Italia navi così grandi possono essere ospitate in scali come Gioia Tauro, Trieste e Genova, ma il loro arrivo è comunque raro. «I terminalisti italiani - spiega il direttore generale di Assiterminal, Luigi Robba - si stanno organizzando per accogliere e fornire servizi a queste navi. Penso all’investimento recente in nuove gru del Vte. E’ inevitabile se si vuole continuare a lavorare. Ma il problema in Italia è che in molti porti le meganavi non possono neanche entrare, a causa dei mancati dragaggi e delle carenze infrastrutturali. Problemi di dragaggio ad esempio impediscono che le navi da 20.000 teu arrivino a Livorno o a Ravenna».

Un’altra analisi sulla produttività dei terminal svolta dal “Journal of Commerce” mostra che i picchi di traffico non si distribuiscono casualmente nel corso della settimana ma che tendono a concentrarsi in alcuni giorni piuttosto che in altri, differenti da porto a porto. Nel porto di Zhousan il 30 per cento dei movimenti avviene di sabato e soltanto il 6 per cento di giovedì. A Shanghai invece il 36 per cento è concentrato fra domenica e lunedì. Il porto di Long Beach movimenta il 37 del suo traffico di martedì e soltanto il 7 per cento di mercoledì. I giorni di picco non provocano però maggiori tempi di attesa per le navi, segno di una sufficiente offerta di capacità dei maggiori porti.

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