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«Contratto logistica, più spazio alla contrattazione di secondo livello»

Genova - Parla Andrea Gentile (presidente di Assologistica): i magazzini generali devono essere rilanciati, attraverso un ripensamento della loro funzione e la revisione della legge che ne regolamenta l’attività, che risale al 1927.

Genova - I magazzini generali devono essere rilanciati, attraverso un ripensamento della loro funzione e la revisione della legge che ne regolamenta l’attività, che risale al 1927. È la proposta di Andrea Gentile, presidente di Assologistica, associazione che compie 70 anni ed era nata proprio come struttura per aggregare i magazzini generali italiani. Ma intanto, Gentile sprona le Autorità di sistema portuale ad applicare la legge e diventare davvero autorità logistiche e “non cattedrali nel deserto. Questa è la finalità che la riforma intende perseguire e che personalmente credo possa essere raggiunta. Occorrerà però vedere come le singole Autorità di sistema concretamente declineranno questo intento. Ma sono fiducioso».

Magazzini generali: perché vanno rilanciati e come contate di farlo?

«Il ruolo che i magazzini generali svolgono è fonte di sicurezza e tranquillità tanto per l’erario quanto per gli utilizzatori di queste strutture, che assolvono non solo semplici funzioni di deposito, ma anche a quelle di custodia fiduciaria per i crediti sulle merci. Senza dimenticare il fatto che i magazzini generali possono per esempio essere utilizzati - in totale sicurezza - dalla Protezione Civile nel caso di eventi catastrofici: sistematizzare questa pratica aiuterebbe nel caso delle emergenze, troppo spesso la cronaca racconta di mezzi in ritardo o non sufficienti. Siamo impegnati da qualche tempo con il ministero dello Sviluppo economico per una revisione della normativa, che fa riferimento a un regio decreto del 1927 e che pertanto richiede un aggiornamento rispetto alle nuove e mutate esigenze di mercato. Chiederemo al Mise di creare un’apposita commissione su questo fronte».

All’ultima assemblea dell’associazione lei ha detto che Assologistica vorrebbe svolgere un ruolo di internazionalizzazione per le piccole e medie imprese. Come?

«Un primo modo è senz’altro quello di incidere “culturalmente” sulle pmi italiane, perché superino l’esportazione franco fabbrica, il cui effetto è di fatto quello di trasferire il valore aggiunto delle attività di trasporto e logistica a operatori stranieri, incidendo così negativamente sulla competitività del sistema Paese negli scambi internazionali. Ma l’approccio culturale non è sufficiente, perché ci sia un reale cambio di passo è necessario che la fiscalità in qualche modo avvantaggi quelle imprese che optano per il franco destino».

Intanto su questi fronte stringete accordi con altre associazioni, come avete fatto con la Confagricoltura. Altri piani di qiesto tipo?

«L’accordo con Confagricoltura serve a facilitare i processi di internazionalizzazione delle imprese agricole italiane (produzione, approvvigionamento o vendita all’estero) grazie alla sinergia delle competenze specializzate offerte dalle due associazioni attraverso la rete delle imprese e dei professionisti ad esse aderenti. Le aziende di Confagricoltura che intendono lavorare all’estero possono così beneficiare dell’assistenza e del supporto specifici e tecnici della rete di Assologistica, mentre Assologistica può ottenere altrettanto dalla rete di imprese di Confagricoltura. Il documento sottoscritto dalle due associazioni nazionali si propone anche di individuare, condividere e attuare strategie e azioni comuni in tema di commercio e collaborazioni internazionali verso le istituzioni nazionali ed estere. Oltre all’accordo con Confagricoltura ne abbiamo allo studio altri, ma essendo in fase interlocutoria è ancora un po’ prematuro anticiparne i dettagli».

Le recenti proteste degli appalti nel settore del corrierato, oltre che dei dipendenti delle imprese di autotrasporto, vi hanno portato a considerare il fatto che il contratto Logistica sta perdendo la sua funzione regolatrice. Come superare l’mpasse?

«Da quasi due anni è scaduto il contratto nazionale di lavoro del comparto logistica, trasporto merci e spedizione. La suddivisione della trattativa in vari tavoli rischia di far perdere a questo contratto la sua funzione regolatrice. Sono troppe le istanze da far conciliare, ognuna delle quali necessiterebbe di soluzioni adeguate, senza scordare che è anche indispensabile che le Autorità competenti facciano di tutto per conciliare il diritto sindacale con quello di fare impresa da parte delle aziende».

Insomma il contratto Logistica è finito?

«No, anzi. Spacchettarlo non sarebbe una buona idea, perché in Italia ce ne sono già troppi, di contratti. Però penso che pur mantenendo l’impianto di base del contratto, si potrebbero spostare più elementi alla trattativa di secondo livello, facilitando così la definizione del Ccnl nazionale e insieme rispondendo alle esigenze delle singole categorie della catena logistica che dal contratto sono coperte».

Quest’anno siete rientrati in Confetra, e questa scelta ha ricevuto il plauso di Assiterminal, associazione che per certi versi è in concorrenza con voi. Assologistica va verso la Federazione del mare di impronta confindustriale, così come tracciata da Manuel Grimaldi, oppure verso il progetto Confarmatori che sta nascendo in ambito Confcommercio?

«Innanzitutto vorrei precisare che Assologistica non è in concorrenza con nessuno. L’associazione aggrega imprese e infrastrutture specializzate in logistica in conto terzi, rappresentando l’intero mondo dei trasporti e della logistica, dalle terze parti logistiche ai terminalisti portuali e aeroportuali, dai magazzini generali agli interporti. Questo è il nostro modello peculiare. Non prendiamo a riferimento alcunché, se non il fatto di evitare personalismi e soluzioni di tipo monocratico, aderendo in più a due importanti confederazioni come Confetra e Confindustria».

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