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«Ma la tecnologia non è cattiva: dipende dall’uso»

Genova - Il braccialetto per i dipendenti di Amazon,che tiene traccia delle loro mosse e vibra quando fanno qualcosa di sbagliato agita gli animi e in Italia diventa subito materia da campagna elettorale, tra le promesse del ministro Calenda, «Mai in Italia!» e i proclami di Giorgia Meloni

Genova - Il braccialetto per i dipendenti di Amazon, che tiene traccia delle loro mosse e vibra quando fanno qualcosa di sbagliato agita gli animi e in Italia diventa subito materia da campagna elettorale, tra le promesse del ministro Calenda, «Mai in Italia!» e i proclami di Giorgia Meloni: «Italiani, non comprate da Amazon!». Per chi si occupa quotidianamente di nuove tecnologie, però, non è una notizia sconvolgente.

«Di per sé l’innovazione non è una brutta bestia. Tutto dipende dall’uso che ne facciamo». Paolo Ariano è un 43enne ricercatore dell’Istituto italiano di tecnologia. Lavora a Torino, in una delle sedi decentrate dell’Istituto italiano di tecnologia, e con un gruppo di colleghi ha creato uno spin-off, More Cognition, che produce un bracciale per molti versi simile a quello brevettato dalla multinazionale di Jeff Bezos. La differenza è che qui il bracciale non serve ad aiutare - o controllare - i lavoratori, ma a riabilitare le persone che sono state colpite da ictus.

«L’uso di questo tipo di strumento in un ambiente di lavoro di per sé non mi scandalizza», assicura Ariano. «Bisogna soltanto chiarire, e non è un dettaglio, cosa lo usiamo a fare. Lo stesso braccialetto può aiutare i dipendenti di Amazon ad essere più efficienti, guidarli nelle loro azioni. Oppure può controllarli. I due concetti si confondono».

Il dilemma richiama le recenti parole del Papa sull’intelligenza artificiale, la robotica e le altre innovazioni tecnologiche che dovrebbero, dice Francesco, «contribuire al servizio dell’umanità» e alla «protezione della nostra casa comune» ma che finiscono per fare il contrario. La tecnologia non è né buona né cattiva. Può essere usata ad esclusivo servizio del profitto, oppure per migliorare la qualità di lavoro e di vita. L’ingresso dell’intelligenza artificiale nelle fabbriche, la cosiddetta Industria 4.0, ci permette di aumentare la produttività, certo, ma anche di produrre con un minore impatto ambientale.

Su questi temi l’Iit è impegnato con altri partner in un progetto co-finanziato dalla Regione Piemonte. «Il progetto si chiama Home e a dispetto del nome - spiega Ariano - non riguarda la casa ma l’industria. L’obiettivo è rendere i processi produttivi più intelligenti». Il braccialetto di More Cognition svolge la sua funzione anche in quest’ambito: indossato dai lavoratori, segue e registra i loro movimenti. Come in Amazon.

L’intento è risparmiare al lavoratore la fatica, i danni da lavoro ripetitivo, aiutarlo a fermarsi quando è troppo stanco. «Certo che - ammette Ariano - la stessa tecnologia potrebbe avere finalità di controllo, potrebbe intrudere. È il datore di lavoro a decidere che uso farne».

Forme simili di ausilio o sorveglianza sono molto più vicine di quanto possa sembrare, anche senza aspettare il braccialetto di Amazon o di More Cognition. Il mondo delle telecomunicazioni sta per abbracciare la rete mobile di quinta generazione, o 5G, che permetterà ai dati di viaggiare ad una velocità di 100 megabit al secondo contro i 15 megabit al secondo dell’odierna 4G. Permetterà di scaricare in dieci secondi un film ad alta definizione e darà la possibilità a milioni di sensori e macchine industriali di collegarsi alla rete. «Con la 5G - illustra Ariano - sarà possibile localizzare i dipendenti all’interno degli ambienti di lavoro. Potremo seguire i loro movimenti, accorgerci se si avvicinano a una zona pericolosa o se vengono colti da un malore. Oppure potremo controllare quante pause caffè fanno, o quanto volte si alzano dalla scrivania. La tecnologia non è né positiva né negativa». È l’uomo, si sa, che può essere diabolico.

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