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Ortofrutta, il mercato globale vale 246 miliardi

Berlino - Inaugurata a Berlino la più importante fiera del settore. Operatori logistici in prima linea. Le previsioni degli esperti: «Entro il 2030 costituirà il 32% dell’alimentazione quotidiana».

Berlino - Un mercato mondiale in moderata crescita in Occidente (+0,9% Europa, +1,7% Stati Uniti - fonte il rapporto dell’istituto finanziario olandese Rabobank) fino al 2022, ma soprattutto un mondo emergente sempre più urbanizzato e quindi sempre più interessato a commerciare e scambiare frutta: Cina, Africa, Medio Oriente promettono una classe media sempre più diffusa fino al 2030, secondo l’analisi di Rainer Münch, partner della Oliver Wyman e autore del Fruit Trend Report presentato ieri al Fruit Logistica di Berlino, la più grande esposizione europea del settore. Secondo il rapporto di Market&Market, nel 2017 quello ortofrutticolo è stato un mercato da 246 miliardi di dollari, che crescerà mediamente del 7,1% fino al 2022 per raggiungere i 346 miliardi. Per Münch, la cifra dovrebbe arrivare a 400 miliardi nel 2030, con la frutta che costituirà il 32% dell’alimentazione quotidiana delle persone.

Logistica 4.0
Il nodo, anche in questo settore merceologico, è la distribuzione. Benché la kermesse berlinese sia presidiata dai mostri sacri del settore logistico - come Maersk, Marfret, Panalpina - fra i 3.100 espositori emergono soprattutto, accanto ai trader, le società tecnologiche, sia informatiche che di processo. Il mercato infatti non sarà solo più vasto, ma anche più esigente. Il consumatore chiederà frutta e verdura sempre a disposizione, indipendentemente da dove abita e da quale punto del mondo deve arrivare il prodotto: e in questo settore la logistica 4.0 è ancora un campo con ampi spazi di crescita (nel settore, le vendite globali in rete sono cresciute del 6% a fronte del +23% del totale nel 2017, fonte eMarketer) benché l’indagine condotta tra gli espositori da Münch metta in risalto che potrebbe essere venduto online il 25% del raccolto delle imprese agricole. In tutto questo, per dare la sensazione di accorciare la catena tra produttore e consumatore, le grandi catene come Walmart e Carrefour propongono un codice digitale QE per individuare l’azienda di provenienza della frutta comprata sfusa al supermercato.

Commercio in evoluzione
La mole di frutta, verdura e miliardi non può essere mai completamente controllata, perché tutto ovviamente si muove seguendo i capricci del clima e dei batteri. Sotto tiro quest’anno ci sono le banane, un mercato che vale sette miliardi di dollari, con 100 miliardi di banane prodotte ogni anno e 400 milioni di consumatori abituali: tuttavia, avverte Fritz Kai, Global Crop Manager del gruppo chimico Bayer, un virus, il Tr4, sta affliggendo le zone tropicali e caraibiche dell’America, e minaccia di deprimere di un quinto la produzione entro il 2040. Il prezzo aumenta, ma non la domanda non può essere fermata: per questo si sta sperimentando la coltivazione di questo frutto in Cina e Filippine, dove finora nelle piantagioni ha attecchito una pianta su 10.

Focus sull’Italia
L’Italia gioca un ruolo chiave: se infatti nei primi 10 mesi dell’anno - rapporto Fruitimprese, l’associazione italiana delle imprese ortofrutticole su dati Istat - la bilancia commerciale è negativa (-2,1% a 769 milioni di euro), le esportazioni sono cresciute del 3,3%, a circa quattro miliardi di euro, con una crescita del giro d’affari del 14,8% negli ultimi tre anni completi (dal 2014 al 2016). In termini di merceologia di maggiore valore, l’Italia esporta soprattutto uve e frutti di bosco, anche se negli ultimi 10 mesi dell’anno è cresciuto il volume della frutta tropicale (per esempio avocado, mango, papaia, ananas, frutto della passione, +16,4%), che beneficia di un prezzo di vendita al dettaglio più alto rispetto alla frutta tradizionale italiana.

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