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Nodo di Genova, lavori al palo

Genova - «Bisogna accelerare i lavori del nodo ferroviario» è il “ritornello” che tanti hanno ripetuto dopo il crollo del ponte Morandi. Invece, a poco più di due mesi dalla ripresa - dopo una lunga pausa - segnano di nuovo il passo i cantieri per il potenziamento del nodo ferroviario di Genova

Genova - «Bisogna accelerare i lavori del nodo ferroviario» è il “ritornello” che tanti hanno ripetuto dopo il crollo del ponte Morandi. E invece, a poco più di due mesi dalla ripresa - dopo una lunga pausa - segnano di nuovo il passo i cantieri per il potenziamento del nodo ferroviario di Genova, opera progettata per separare il traffico ferroviario a lunga percorrenza da quello dei pendolari. Così i cinque anni di ritardo già accumulati nella tabella di marcia rispetto alla scadenza iniziale, rischiano di allungarsi ancora, anche se Rfi (Rete ferroviaria italiana), committente dell’opera, confida di riuscire comunque a rispettare i tempi con l’ultima scadenza indicata, il 2021, per l’attivazione del servizio.

I lavori erano ripresi a giugno di quest’anno, dopo che a marzo Rfi aveva aggiudicato al gruppo Astaldi il nuovo appalto da 67 milioni per completare l’opera che era stata avviata nel lontano 2010 per essere ultimata nel 2016. Ma, secondo i sussurri, in questi mesi poco è stato fatto, e comunque meno di quanto programmato. I lavoratori infatti sono molto preoccupati che possano ripetersi situazioni già vissute nel recente passato, e i sindacati hanno già chiesto un incontro con Astaldi per capire qual è la situazione e quali sono le prospettive.

Intanto indiscrezioni raccontano che dopo un avvio a rilento, il ritmo dei lavori sia ulteriormente rallentato dopo la pausa estiva anche per presunti problemi di liquidità della società appaltatrice legati ad altri appalti. Si racconta che ci siano stati anche problemi tecnici in alcune attività di scavo e che delle due frese attese ne sia arrivata soltanto una. Rfi, interpellata, minimizza spiegando che «ad oggi si rilevano modesti scostamenti rispetto alla “corretta tabella di marcia”» nei lavori di scavo iniziati a giugno. «Siamo, comunque, confidenti - aggiunge - nel poter recuperare il “gap” e raggiungere gli obiettivi prefissati che traguardano l’ultimazione di queste lavorazioni nel mese di maggio 2020», per completare le opere e attivare il servizio entro il 2021.


I LAVORI ERANO RIPRESI A GIUGNO
La società spiega anche che «a causa del crollo del ponte Morandi, si sono manifestate delle ovvie difficoltà nel trasferimento del materiale di scavo al Porto di Vado Ligure; si stanno pertanto ricercando delle soluzioni alternative per ridurre i mezzi di trasporto sulla viabilità ordinaria da Genova verso il ponente ligure». Rfi fa sapere poi che dalla ripresa dei lavori al 31 agosto sono stati realizzati: 150 metri di scavo delle gallerie; rivestimenti definitivi in galleria per circa 60 metri; tombamento della galleria dismessa della Grazia alta; trasporto a Vado Ligure di circa 8.000 tonnellate di rocce da scavo. Quanto alle frese, «quella che sta operando - spiega - è idonea alla tipologia di attività programmate» ed è «in attesa di una seconda fresa analoga a quella già in attività».

I RITARDI DEL PASSATO
Le prossime settimane diranno se queste dichiarazioni rassicuranti saranno confermate dalla realtà o se dietro l’angolo ci sono altri ritardi. Quelli accumulati negli anni passati erano stati determinati soprattutto dalle difficoltà economiche del consorzio Eureca-Fergen che nel 2009 si era aggiudicato il primo appalto.

Proprio queste difficoltà avevano portato l’anno scorso alla rescissione del contratto con Rfi, che ad agosto 2017 aveva bandito un’altra gara per proseguire l’opera, realizzata fino ad allora solo per circa il 40%. Nel bando di gara era stata inserita anche la clausola sociale, per garantire il reimpiego dei 73 lavoratori edili rimasti a casa e adesso di nuovo in ansia.

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