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Gemme: «Bucci commissario? Farà bene, è un generoso» / IL COLLOQUIO

Genova - Nemmeno ventiquattro ore prima il leader del primo partito italiano, Luigi Di Maio, lo definiva l’unico candidato al ruolo di commissario per la ricostruzione.

Genova - Nemmeno ventiquattro ore prima il leader del primo partito italiano, Luigi Di Maio, lo definiva l’unico candidato al ruolo di commissario per la ricostruzione. Ieri mattina, il destino ha voluto giocare con lui un’altra volta e Claudio Andrea Gemme non solo si è visto sfilare una nomina su cui il consenso pareva unanime ma ha dovuto cedere il passo a quello steso Marco Bucci che già lo aveva sopravanzato, nel 2017, nella corsa a candidato sindaco del centrodestra. Questa volta la ragione è ufficialmente tecnica - i potenziali conflitti di interessi per la provenienza da Fincantieri e per la proprietà di una casa nella “zona rossa” - ma l’esito è stato identico. «Marco è un generoso e darà tutto. Certo, l’impegno da sindaco è già molto gravoso e spero che questo sia stato preso in considerazione. Come spero che siano state soppesate attentamente le competenze».

Gemme, ieri, tra i tavoli di “Giacomo”, ha pranzato con un portavoce degli sfollati di via Porro, Maurizio Carrea, con cui sta organizzando un torneo di calcio femminile, promosso dalla Gaslini onlus, di cui Gemme è presidente. «Vogliamo contribuire a garantire i trasporti verso l’ospedale pediatrico e l’assistenza sanitaria ai bambini anche nelle zone messe in grave difficoltà dal crollo». La voglia di fare qualcosa per la sua gente non è stata cancellata dalla doccia fredda. Eppure Gemme, al vertice di Fincantieri Sistemi Integrati, non nasconde le perplessità per come è stata gestita la vicenda. «Non mi sono proposto io. Mi è stato chiesta una disponibilità e l’ho data. Ma credevo fosse giusto impegnarmi per Genova e per la nazione».

Mentre il telefono non la smette di squillare - «la città ha bisogno di unità assoluta, è meglio che non legga cosa mi stanno scrivendo», sorride - Gemme ricostruisce la sua parabola di commissario mancato. «Ho ricevuto la telefonata del presidente del consiglio che mi manifestava l’intenzione di affidarmi l’incarico. Che è molto impegnativo certo, anche se nella mia carriera ho affrontato molte sfide, anche più complicate. Il premier mi ha esortato a far presto, che il mondo ci avrebbe guardato e che sarebbe stata un’occasione per dare un’immagine diversa del Paese. Anche da un punto di vista emotivo, per la mia storia familiare, sentivo che fosse giusto mettermi subito al lavoro. C’era ottima sintonia». Poi è successo qualcosa. «Di cui non ho notizia - continua Gemme - ma ho letto le dichiarazioni di Di Maio che ha citato le due presunte cause di incompatibilità come punti di forza della mia candidatura. Lo stesso aveva detto Matteo Salvini, ripetendolo anche alle persone sfollate, dando la cosa per acquisita». Anche per questo, Gemme, date per buone le numerose rassicurazioni, parlava già da commissario. Altre telefonate da Conte non ne sono arrivate. Ma nel frattempo hanno preso corpo gli altolà giuridici. «Credo che entrambe le questioni sollevate siano pretestuose e in ogni caso superabili». Ieri mattina, l’epilogo. «Sarebbe opportuno avere qualche sicurezza in più prima di coinvolgere una persona. È chiaro che questa vicenda mi crei delle difficoltà».

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