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«AutaMarocchi, da 33 anni al fianco della logistica»

Genova - «La puntualità non basta più: oggi professionalità, tecnologia e qualità dei servizi sono irrinunciabili».

Genova - In che cosa consiste la vostra attività, e quali sono le prospettive per l’anno in corso? «AutaMarocchi da 33 anni è l’azienda di riferimento nel trasporto container in Italia - risponde Roberto Vidoni, direttore “container” di AutaMarocchi Spa - Opera per conto di tutti i principali Carrier e Global Forwarder dai porti del Nord e Centro Italia e da tutti gli interporti e Poli Logistici. Vanta anche un forte presenza su altri mercati Europei attraverso le proprie controllate in Austria, Ungheria, Slovenia e Croazia e direttamente sugli altri paesi Europei. Per l’anno corrente il settore non sembra essere caratterizzato da crescite significative nei volumi in Italia, più significative sono invece quelle all’estero. Anche per questa ragione AM ha sviluppato da molti anni settori di forte specializzazione nel trasporto container; spicca in particolare la crescita nei trasporti dai porti Italiani verso gli altri paesi Europei. Questa è una attività interessante e impegnativa, soprattutto nell’affrontare le complesse e diverse norme che regolano i trasporti nei diversi paesi. Buono anche il trend di crescita nei trasporti dei Reefer Container dove dislochiamo una flotta con ben 160 GenSet».

Che cosa significa, oggi, essere una realtà competitiva, per chi lavora nel comparto logistico?

«Da tempo ormai la catena logistica in cui siamo inseriti non richiede solo un trasporto puntuale da punto a punto ma per esempio anche la gestione di flussi informatici integrati tra tutti i protagonisti della catena. Flussi di informazioni che precedono e poi certificano i passaggi, questa è oggi la logistica 4.0 e una delle capacità che la nostra azienda mette a disposizione dei suoi clienti. Ma ci sono anche tanti altri aspetti che formano la competitività oltre al costo; per esempio la capacità produttiva, quelle di fare trasporti dall’Italia all’estero anche su lunghe distanze e con doppio autista. Ci aggiungerei sicuramente i trasporti di merci classificati come HVTT (High Value Theft Target) per i quali, prima e unica azienda del settore in Italia siamo stati appena certificati dal Bureau Veritas di Hamburg secondo gli standard del TAPA TSR Program. In sintesi direi che oltre al servizio del trasporto in sé ed il prezzo, competitivo è chi è capace di integrarsi nella catena logistica apportando tutta la professionalità e le competenze necessarie al proprio segmento e nella gestione di servizi di trasporto specialistici».

Eventi come quello del viadotto Morandi sono la dimostrazione dell’arretratezza di una parte del sistema logistico italiano. Quali dovrebbero essere, a suo avviso, le priorità per il rilancio del settore?

«La vicenda del ponte Morandi è prima di tutto una tragedia ed un enorme problema per la città Genova e di riflesso un problema per la logistica e soprattutto per l’autotrasporto. Dobbiamo considerarla anche come testimonianza di una generalizzata arretratezza delle infrastrutture logistiche, sia stradali che ferroviarie, che penalizzano il settore e lo rendono meno competitivo di quello dei Paesi concorrenti. Poi non limiterei l’analisi alle sole infrastrutture, anche una parte del sistema portuale penalizza il trasporto con lunghe ore di attesa, la gestione dei documenti e degli accessi cartacei ed uno scarso rispetto per le esigenze e la stessa dignità dei conducenti».

Qual è il suo giudizio sulla portualità italiana?

«Vogliamo conquistare l’Europa o almeno quella più vicina a noi ma in pratica molti porti sono congestionati ed i servizi resi per esempio all’autotrasporto sono inaccettabili. Nei viaggi regionali passiamo più ore in coda che quelle necessarie a fare il viaggio ed in ogni porto c’è bisogno di personale diretto per la gestione dei documenti. Quest’ultimo aspetto è veramente incredibile vista la disponibilità di strumenti tecnologici con cui in breve tutto potrebbe essere gestito via web, senza carta e sportelli. Tuttavia vedo una crescente attenzione e sensibilità all’argomento, ci sono porti che lavorano su questa materia e noi volentieri facciamo sia da tester nella informatizzazione dei processi a vantaggio di tutti, che più in generale apportiamo la grande esperienza del nostro IT e dei oltre 33 anni di lavoro».

La Via della Seta (Belt and Road) è giudicata da molti osservatori la via d’uscita più rapida da una crisi che dura da oltre dieci anni. Lei è d’accordo?

«Per quanto ne sappiamo sino ad ora la leggerei come una grande opportunità che ci colloca oltre il mercato Nazionale e integra il nostro sistema logistico ed in particolare i nostri porti e le nostre ferrovie in un contesto più globale e con una dimensione Europea. Attirare investimenti Asiatici è anche una grande opportunità per incrementare e migliorare le infrastrutture logistiche e superarne gli attuali limiti. Aiuteremo l’export del Far East verso l’Europa? Si, certo ma anche il nostro Export verso di loro se la politica creerà le premesse per un libero commercio ma con la tutela dei prodotti e dei consumatori. Soprattutto non dobbiamo restare indietro, perché già oggi decine di treni ogni giorno arrivano dalla Cina in Germania e le portacontainer iniziano a percorrere la rotta Artica verso i porti del Nord Europa».

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