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«Manovre ferroviarie verso nuove regole»

Genova - Il Mit convocherà un tavolo con operatori, Art, Ansf e Rfi per risolvere i paradossi del settore.

Genova - Negli ultimi trent’anni in Italia nessuno aveva omologato nuovi modelli di locomotiva per manovre ferroviarie. Ci hanno pensato, al principio del 2019, Vossloh e Ipe locomotori 2000, segno che il settore delle manovre è sempre più vitale. Ma a questa vitalità corrisponde una preoccupante mancanza di regole, come spiega Antonio Tieri, direttore generale di Erf-Esercizio raccordi ferroviari di Porto Marghera e nuovo presidente di FerCargo Manovra: «L’obiettivo del mio mandato è scrivere le regole che riguardano l’ultimo miglio. E’ una zona molto grigia, dove non valgono le norme dei quattro pacchetti ferroviari di derivazione europea, ma neanche, per quanto riguarda i porti, le norme sui terminalisti della legge 84 del 1994».

I paradossi che si creano in questa zona grigia dove mancano le regole sono racchiusi in alcuni esempi, fra i tanti possibili. Uno di questi è che all’interno delle infrastrutture ferroviarie di servizio chi conduce la locomotiva non è obbligato a avere la patente che diventa obbligatoria nella rete ferroviaria nazionale, a partire dalla stazione di collegamento. Paradossi di questo tipo nascono soprattutto dopo il 2014, quando le Ferrovie di Mauro Moretti abbandonarono di fatto il settore merci per concentrarsi sul risanamento del bilancio. «Con la liberalizzazione - ricorda Tieri - e l’entrata di nuovi operatori di manovra dove prima c’era il monopolista pubblico si è andati in deroga su qualsiasi cosa (...)».
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