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Genova, lavori in porto: la cresta sugli appalti

Genova - Terzo filone d’inchiesta sul sistema di spezzettamento dei capitolati per evitare la gara. Intervento da 179 mila euro, diviso in quattro tranche, poi subaffidato per 64 mila euro.

Genova - L’appalto veniva spezzettato per aggirare la gara ed essere affidato ai soliti noti. L’impresa, una volta ottenuti i soldi, girava il subappalto a un’altra ditta, che però veniva pagata la metà. Per la Procura era questo il sistema che per anni ha regolato i lavori dell’Autorità Portuale. Domanda: dove finiva il denaro mancante, erogato con fondi pubblici? Una nuova inchiesta della Procura di Genova ha investito l’ex dirigente dell’Autorità portuale Alessandro Pieracci e il sistema dei lavori frazionati ad arte. Nel mirino dei pm c’è una commessa da 170 mila euro portata a termine dalla Edil Atellana, una delle imprese “amiche” già coinvolte nelle indagini. L’azienda a sua volta fece realizzare il restyling a un’altra azienda, pagandola però meno della metà. Il fascicolo, coordinato dal pubblico ministero Massimo Terrile, ha un solo indagato, Pieracci, accusato di abuso di ufficio in quanto responsabile del procedimento. L’imprenditore coinvolto è deceduto dopo l’inizio degli accertamenti, chiusi pochi giorni fa. Al centro dell’inchiesta c’è la ristrutturazione di un deposito doganale, che fu arbitrariamente suddivisa in cinque tranche inferiori a 40mila euro - affidate tutte alla Edil Atellana - per aggirare la legge in materia di gare pubbliche.

Il costo totale dei lavori era di 179 mila euro. Ma qui si apre l’altro mistero: il valore del subappalto scende a 64mila euro. Dove è finita la differenza e a chi è andata? A questa domanda al momento non c’è ancora risposta. Alessandro Pieracci (assistito dall’avvocato Carlo Biondi) è già al centro di due processi, sempre relativi all’assegnazione di lavori dell’Autorità Portuale. A giudizio con lui ci sono anche il geometra di Palazzo San Giorgio Bruno Boetto (assistito dall’avvocato Sabrina Franzone), Sabrina e Maurizio Bongini, titolari dell’omonima ditta (difesi da Stefano Savi), accusati a vario titolo di truffa ai danni dello Stato e abuso d’ufficio. La ditta Bongini e la stessa Edil Atellana (assistito da Massimo Boggio) sono anche imputate per la violazione della legge sulle responsabilità delle imprese.

L’esplosione dello scandalo risale al 2011, quando la Finanza, coordinata dal sostituto procuratore Emilio Gatti, effettua una serie di perquisizioni sui lavori effettuati da Palazzo San Giorgio Negli scorsi mesi un “supertestimone” si è presentato in Procura per fornire nuovi dettagli sul “sistema-porto”, dopo aver consegnato un dossier contenente anche intercettazioni ambientali delle riunioni in cui venivano decise a tavolino le imprese a cui affidare gli appalti. Uno degli esempi più smaccati è quello di una ditta che segnalava altre aziende (“amiche delle amiche”) e inviava «ordinativi», atti di competenza dell’ente, pre-compilati. Un altro elemento ritenuto di grande interesse dagli investigatori è il ruolo dell’autista di Andrea Pieracci, che a dire di uno degli interlocutori sarebbe stato un vero e proprio «procacciatore d’affari» .

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