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La Cassazione cancella l’Imu nei porti

Genova - Sentenza su ricorso di due operatori triestini. Ma a Genova rimane il contenzioso. I terminal: «Milioni sottratti agli investimenti».

Genova - Anche il porto di Trieste, dopo quello di Livorno, chiude la vicenda dei pagamenti Ici-Imu richiesti ai terminalisti dalle amministrazioni locali ma - come sta emergendo - non dovuti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di due terminalisti triestini (Grandi Molini e Terminal Frutta) contro le richieste di pagamento da parte dei Comuni e dell’Agenzia del Territorio, confermando i due gradi di giudizio precedenti già a favore delle imprese, presso le Commissioni tributarie provinciale e regionale.

In questo modo, la Cassazione ha chiarito che i magazzini dei terminalisti (assistiti Alberto Pasino e Massimo Campailla dello Studio Zunarelli) sono beni demaniali portuali, e come tali sono esenti dal pagamento dell’Ici (poi diventata Imu). Un giudizio simile era stato espresso circa un anno e mezzo fa dalla Cassazione a proposito delle aree del Terminal Darsena Toscana, la maggiore infrastruttura portuale di Livorno. Il caso invece è ancora aperto a Genova, dove il Comune chiede il pagamento dell’Ici-Imu anche per le aree scoperte, secondo un’interpretazione «distorsiva» a parere di Marco Conforti, presidente di Assiterminal: «Le aziende in porto non sono proprietarie delle aree, ma concessionarie. È come se venisse richiesto all’affittuario di pagare l’Imu sulla casa, senza esserne il proprietario», che nel caso del porto è invece lo Stato, attraverso l’Autorità portuale.

Un ente, nota Conforti, che in particolare nel caso di Trieste, ma anche in quello di Venezia, si è schierato coi terminalisti: per le due aziende triestine, l’Authority giuliana ha in effetti presentato presso le commissioni tributarie 19 ricorsi differenti. A Genova manca questo ombrello comune, ogni terminal ha una vicenda giudiziaria propria, ma i soldi in discussione sono di più: essendo nel mirino i piazzali del Sech del terminal Psa di Voltri-Pra’, con aree rispettivamente per 200 mila e un milione di metri quadrati, si comprende come anche il pagamento di un solo euro a metro quadro ne può muovere significativamente i bilanci.

Cosa che di fatto avviene, perché - ricorda Conforti - questi terminalisti stanno in effetti accantonando fondi di «diverse decine di milioni di euro» per mettersi al riparo da qualunque sentenza in contraddizione con quelle sinora registrate, sottraendo soldi agli investimenti. Teoricamente, una circolare del 2009 delle Finanze avrebbe dovuto fare chiarezza sull’intera questione, ma a Genova le zone d’ombra sono rimaste. Al tavolo coi terminalisti, precisa Conforti, il ministro dei Trasporti Graziano Delrio si è fatto carico di introdurre «regole di buona amministrazione» per risolvere il caso.

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