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L’Unione europea vara la prima legge sui porti

Genova - Primo passo ieri a Strasburgo. Clausola sociale obbligatoria per gli appalti ai rimorchiatori. L’approvazione definitiva è prevista a fine anno. Forti le contrapposizioni tra Nord e Sud.

Genova - Ieri il parlamento europeo ha dato il via libera al regolamento Porti, chiudendo un primo capitolo di una vicenda tormentata. Finora infatti l’Europa non è mai riuscita a entrare nella normativa portuale, perché la contrapposizione degli interessi tra Nord e Sud del Continente ha sempre determinato una situazione di stallo. Questo regolamento «ha più le caratteristiche di una direttiva - commenta Davide Maresca, esperto di diritto europeo - cioè di un atto di indirizzo che va recepito dai singoli Stati, e non di una norma direttamente esecutiva, come invece un regolamento dovrebbe essere. Allo stato attuale, il regolamento Porti lascia un margine di discrezionalità, che potrebbe anche creare dei problemi sotto il profilo legale».

Tuttavia per esigenze politiche l’Europa ha la necessità di porre una prima bandiera su questo fronte, provando a ottenere un accordo condiviso nonostante le contrapposizioni tra Nord e Sud. Tra le misure più significative della proposta della Commissione licenziata a maggio 2013, c’è l’introduzione di un comitato consultivo degli utenti portuali, l’estensione della libertà dei porti di riscuotere diritti, la trasparenza nel finanziamento pubblico, maggiore autonomia su definizione di tariffe e assegnazione di risorse. Un impianto accolto dal Parlamento, che ha invece bocciato la liberalizzazione dei servizi tecnico-nautici sostenuta da Paesi scandinavi (Danimarca in primis) e centro-destra tedesco. Il testo non entra più nel merito dell’organizzazione dei porti europei, ammettendo la necessità delle differenze organizzative tra i vari scali del Continente. «Sono invece rafforzate - spiega l’europarlamentare Pd Brando Benifei - le disposizioni del regolamento relative alla formazione e alla protezione del lavoro, dove viene creato un modello di riferimento unico per tutto il Continente».

È rimasta però la clausola sociale circa l’obbligatorietà di trasferimento del personale nel settore dei rimorchiatori anche se, commenta Benifei «rimangono dubbi se la formulazione del testo adottato istituisca un nuovo regime di obbligatorietà assoluta del trasferimento di personale». In Consiglio, il governo italiano (evidentemente su input degli armatori del settore) aveva chiesto che la clausola fosse facoltativa. Da prassi, la norma sarebbe dovuta passare al Consiglio. Andrà invece al “trilogo”, cioè una riunione ristretta tra rappresentanti di Parlamento, Commissione e Consiglio. Procedura, sottolinea Maresca, tipica di quando ci sono nodi particolarmente intricati da risolvere. L’approvazione definitiva tra autunno e inverno 2016.

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