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Container pesati due volte: porti a rischio paralisi

Genova - Dal primo luglio 2016 i porti nazionali potrebbero piombare nel caos.Con centinaia di contenitori, quelli destinati all’export, accatastati in banchina in attesa di essere caricati a bordo delle navi. L’allarme è lanciato da Roberto Alberti, numero uno di Fedespedi, l’associazione degli spedizionieri italiani

Genova - Dal primo luglio 2016 i porti nazionali potrebbero piombare nel caos. Con centinaia di contenitori, quelli destinati all’export, accatastati in banchina in attesa di essere caricati a bordo delle navi. L’allarme è lanciato da Roberto Alberti, numero uno di Fedespedi, l’associazione degli spedizionieri italiani. Il problema riguarda il nuovo obbligo relativo alla doppia pesatura certificata dei container. Una direttiva Imo (International Maritime Organization), che verrà introdotta a livello mondiale nei prossimi mesi, ma per la quale l’Italia non è ancora corsa ai ripari.

Nello specifico, a differenza di quanto avviene oggi, dove basta un documento unico che certifichi il peso del box, il contenitore dovrà essere pesato una prima volta dalla casa di spedizione oppure dal caricatore. I documenti, secondo la nuova disposizione, saranno poi consegnati alla compagnia di navigazione che trasporterà la merce, ancora prima che questa arrivi nel terminal, altrimenti sarà negato l’accesso. C’è di più, perchè il contenitore, una volta giunto in banchina, potrà essere pesato una seconda volta. E se questa ulteriore pesatura non combacerà perfettamente con la prima, la merce non potrà viaggiare, ma dovrà restare ferma in porto. «Qui si rischia la paralisi totale del settore - spiega Alberti - perchè, a differenza di quanto hanno indicato altri Paesi europei, l’Italia non prevede nessuna tolleranza tra la prima e la seconda pesatura. E questo significa che se i valori non saranno identici, il container resterà bloccato in porto». Secondo il numero uno di Fedespedi infatti, è necessario che anche l’Italia tolleri una minima percentuale di differenza tra la prima e la seconda pesatura del container, oppure ritardi l’applicazione della direttiva. «Questa tolleranza zero - prosegue lo spedizioniere livornese - non ha senso. Ci sono infatti vari fattori che possono determinare un peso diverso della stessa merce. Mi riferisco all’umidità, piuttosto che a un minimo errore nella taratura dei singoli impianti».

Nella maggior parte dei Paesi europei, proprio perchè dal primo luglio 2016 non si verifichi una paralisi dei porti, verrà tollerata, tra i la prima e seconda pesatura, una discrepanza tra i due valori indicati fino al 5%. Questo si verificherà nel Regno Unito, in Germania, Olanda e forse anche in Francia, mentre il Belgio ha fissato la quota al 2%, e solo Portogallo e Spagna, al momento, non hanno ancora dato informazioni a riguardo. «L’Italia - chiude Alberti - è stata al momento rigidissima, perchè il container dovrà avere esattamente lo stesso peso tra la prima e la seconda pesatura, altrimenti non potrà essere imbarcato a bordo della nave dalla compagnia di navigazione. Ovviamente, come operatori, chiediamo più elasticità, proprio come è stato deciso in altre realtà estere. A questo proposito, ci auguriamo che il Comando Generale delle Capitanerie di Porto, possa prendere provvedimenti a riguardo».

Ma la nuova disposizione Imo porterà anche altre conseguenze, a partire da costi aggiuntivi che graveranno sia sulle aziende, che sulle case di spedizione e sui caricatori. Spese, determinate appunto, dall’obbligo di effettuare ulteriori accertamenti sui container esportati.