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Salerno torna alla carica: «Mai con Napoli»

Salerno - Tutta la Salerno produttiva da Assotutela ad Assoagenti,dalla Camera di Commercio alla Confartigianato da Confindustria ad Unimpresa, da Confagricoltura all’Ance per finire con il Fai e le Confcooperative scende in campo per dire no all’accorpamento dei porti di Napoli e Salerno

Salerno - Tutta la Salerno produttiva da Assotutela ad Assoagenti, dalla Camera di Commercio alla Confartigianato da Confindustria ad Unimpresa, da Confagricoltura all’Ance per finire con il Fai e le Confcooperative scende in campo per dire no all’accorpamento dei porti di Napoli e Salerno. Così dopo varie iniziative già adottate, si rivolgono ora con una lettera al presidente del consiglio, al Ministro delle Infrastrutture e trasporti, e al Presidente della Regione.

Ribadiscono che «l’azione messa in campo per la tutela e la salvaguardia del futuro del porto di Salerno non è rivolta “contro” altri operatori della filiera dell’economia marittima nè “contro” lo scalo di Napoli, per il quale auspichiamo ogni successo, riconoscendone il ruolo di maggiore porto del Tirreno» ed affermano con forza che «non si può svilire il ragionamento considerandolo come “manifestazioni di difesa del campanile o come esplicazioni di provincialismo».

La lettera continua evidenziando come «la netta contrarietà all’accorpamento dell’Autorità Portuale di Salerno con quella di Napoli nasca innanzitutto dalla certezza che tale provvedimento non ha nulla a che vedere con la soluzione dei problemi veri della portualità italiana. Né ha alcuna fondatezza la tesi secondo cui l’accorpamento di alcune Autorità possa determinare la crescita dei traffici portuali in Italia, né tanto meno che possa consentire economie di scala, premessa di una maggiore capacità competitiva. I singoli porti resteranno - è ovvio - fisicamente separati e la competitività andrà ricercata in ciascuno di essi, in modo direttamente proporzionale al livello di efficienza che ogni singolo scalo è in grado di mettere in campo».

Siamo contrari - conclude la comunità produttiva salernitana nel suo appello a Renzi - ad un accorpamento inutile e dannoso. Mantenere, invece, due Autorità renderebbe più forte la nostra Regione proprio sul fronte della portualità. Non si comprende per quale reale motivo - mentre la Liguria, la Puglia, la Sicilia ne mantengono due autonome - la Campania debba essere depotenziata, con la cancellazione dell’Authority del Porto di Salerno: si badi bene non un porto “minore”, ma il sesto porto d’Italia per merci varie movimentate (con 13 milioni di tonnellate), di ruolo nazionale ed internazionale ben maggiore di tanti altri porti “salvati”. Salerno dunque non demorde e Agostino Gallozzi presidente di Assotutela intende arrivare fino in fondo a questa crociata.

Fin qui quanto arriva da Salerno, sul fronte napoletano invece, la situazione è preoccupante: il 15 marzo sono scaduti tre anni di commissariamento dello scalo partenopeo, il porto è in uno stallo pauroso, i lavori non partono, i traffici , eccettuate le crociere, diminuiscono mentre si fa sempre più seria la situazione occupazionale con l’avvicinarsi della scadenza degli ammortizzatori sociali per alcune aziende. Tant’è che il sindaco di Napoli De Magistris ha chiesto una riunione urgente al Prefetto per discutere della crisi profonda in cui versa lo scalo partenopeo e cercare di individuare delle soluzioni possibili. «Questa incertezza – scrive il sindaco al Prefetto Gerarda Pantalone - alimenta un inesorabile declino che avrà, inevitabilmente, delle conseguenze drammatiche per il livello occupazionale, aggravando una situazione, sul versante posti di lavoro, già messa a dura prova con il ricorso allo strumento degli ammortizzatori sociali, giunti ormai, per alcune aziende, alla scadenza. Sono preoccupato – conclude De Magistris - per le gravi implicazioni, anche di ordine pubblico, derivanti dalla permanenza dello stato di crisi del Porto di Napoli, che rappresenta una delle principali economie della nostra città».

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