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«Genova a rischio senza un presidente»

Genova - «Sino a ottobre non ci arriviamo». I più netti e lo scandiscono alla fine della tavola rotonda organizzata dal Comune di Genova sul porto come motore di sviluppo della città, sono gli operatori portuali. Marco Bisagno e Alberto Amico chiedono al governo di fare in fretta a scegliere il nuovo presidente del porto

Genova - «Sino a ottobre non ci arriviamo». I più netti e lo scandiscono alla fine della tavola rotonda organizzata dal Comune di Genova sul porto come motore di sviluppo della città, sono gli operatori portuali. Marco Bisagno e Alberto Amico chiedono al governo di fare in fretta a scegliere il nuovo presidente del porto, perchè anche sulle riparazioni, servono soluzioni urgenti. «Noi stiamo già andando via. Se non avessimo Marsiglia non ci saremmo più - spiega Bisagno, numero uno dei cantieri Mariotti - Non appena ci sarà data la concessione a Piombino, inizieremo attività di riparazione e demolizione su quelle banchine». Mariotti trova altri spazi fuori da Genova, Amico chiede che Genova reagisca: «Perdiamo troppi treni- spiega il presidente del cantiere genovese - serve un’Autorità portuale forte che decida, oggi troppe sono le promesse disattese. Anche sul Blueprint basta divisioni tra istituzioni». Gli operatori hanno calcolato i tempi e sono preoccupati che il nuovo governo dell’Authority che scaturisce dalla riforma, arrivi appunto a ottobre se non addirittura a fine anno. «Troppo tempo, bisogna farsi sentire» dice Bisagno.

E il Comune di Genova, per bocca dell’assessore allo sviluppo Emanuele Piazza, concorda: «Questa vacatio non può durare a lungo» e quindi si muoverà. Anche perchè tra gli altri problemi c’è quello del lavoro in porto. La Culmv cerca da tempo il nuovo modello - «funziona quello del Nord Europa e ce lo lascino fare» dice il console Benvenuti - ma il tempo stringe anche i camalli: «Se l’incertezza dura troppo e non arrivano decisioni, anche la pace sociale del porto potrebbe essere a rischio.Lo scalo raccoglie le sfide con gli investimenti che gli operatori privati mettono sul piatto - le gru del Vte, ad esempio - «ma il Nord Europa continua a venire a prendere i container in Pianura Padana - dice sconsolato Danesi, numero uno del Vte - Sono ormai 25 anni che aspettiamo il raddoppio dei binari a Voltri... A Genova serve un presidente che abbia almeno il foglio rosa, nemmeno la patente».

Urgenza quindi di avere una figura forte, ma la riforma desta le perplessità di Ignazio Messina, soprattutto sulla mancata rappresentanza dei privati nel comitato portuale delle future Autorità di sistema: «Faccio gli auguri agli enti locali - spiega con una punta di ironia - auguro di governare con più managerialità di quanto siamo stati in grado di fare noi», alludendo al ruolo forte previsto per i comuni nel nuovo board delle Authority. «Serve un approccio manageriale - continua Messina - Qualche giorno fa i vertici del porto di Barcellona sono venuti sino a Genova a chiederci cosa possano fare per noi. È un approccio commerciale. E sulle infrastrutture, tanto per citare un esempio sui tempi, mentre noi non sappiamo ancora quando saranno finiti i riempimenti di Bettolo e Ronco Canepa, a Mombasa in due anni fanno un porto dove prima c’era una spiaggia».