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Torre Piloti, il ministero ora sblocca i fondi

Genova - Il ministero ha sbloccato i 3,6 milioni di euro per costruire la nuova Torre piloti di Genova, il cui stanziamento era stato contestato lo scorso febbraio dai revisori dei conti dell’Autorità portuale. La lettera con il via libera da Roma è stata annunciata ieri dal commissario dell’Authority, Giovanni Pettorino

Genova - Il ministero ha sbloccato i 3,6 milioni di euro per costruire la nuova Torre piloti di Genova, il cui stanziamento era stato contestato lo scorso febbraio dai revisori dei conti dell’Autorità portuale. La lettera con il via libera da Roma è stata annunciata ieri dal commissario dell’Authority, Giovanni Pettorino, all’incontro pubblico sul porto organizzato dal Comune di Genova a Palazzo Tursi. Il Comune intanto scrive la sua ricetta per il Blueprint, proponendo di trattenere parte dei 3,3 miliard«i generati ogni anno dall’Iva sulle importazioni del porto. Pettorino è stato informato mercoledì dal ministero delle Finanze, dopo che Il Secolo XIX aveva potuto verificare - dalla lettura dei verbali pubblici dei revisori - lo stop al finanziamento destinato alla nuova Torre.

I soldi sono un tassello piccolo ma determinante dei 16 milioni necessari per costruire la nuova Torre, il cui progetto è stato regalato dall’architetto Renzo Piano, e la cui progettazione definitiva è attesa entro due mesi. La somma contestata dai revisori risale a una vecchia causa (2010) dell’Authority contro il ministero allora guidato da Giulio Tremonti, che all’epoca non aveva ancora sbloccato 70 milioni di euro, dovuti a Palazzo San Giorgio in bas all’accordo di programma di Cornigliano del 2005 per la riqualificare 128 mila metri quadrati di aree ex Ilva in porto. L’Authority chiedeva non solo sblocco dei fondi, ma anche 3,6 milioni di interessi, poi in effetti riconosciuti nella sentenza.

A settembre 2015, con la necessità di trovare soldi per la nuova Torre piloti e per il Blueprint (cioè il progetto, sempre di Piano, che ridisegna le aree portuali a Levante del Porto antico) - l’Authority aveva scritto al ministero dei Trasporti e a quello delle Finanze due lettere distinte, una per i 70 milioni di Cornigliano, e una per i 3,6 milioni degli interessi, per sapere se questi soldi potevano essere utilizzati: una parte dei primi, nell’idea dell’allora presidente Luigi Merlo, per il Blue Print (costo totale stimato: 160 milioni), i secondi per la Torre. Nel primo caso il ministero aveva già risposto che salvo una revisione dell’Accordo i 70 milioni non potevano essere spostati da Cornigliano - dove fino al 2018 rimarrà il deposito di container vuoti del gruppo Spinelli, “sfrattato” dagli Erzelli per realizzare il nuovo polo tecnologico - mentre sui 3,6 milioni l’Authority era ancora in attesa di risposta, anche se a febbraio i revisori dei conti a Palazzo San Giorgio esprimevano la loro contrarietà all’operazione, come è stato dimostrato dai documenti.

Ora, la lettera del ministero annunciata da Pettorino sblocca i tempi: senza l’ok del ministero, per una piccola parte dell’intero finanziamento alla Torre, l’Authority avrebbe dovuto reperire le risorse altrove, facendo una variazione di bilancio, e dovendo riprensentarla in Comitato portuale (il parlamentino che deve approvare ogni singolo atto dell’ente) perdendo così almeno un mese, nell’ipotesi più rosea. I 12,4 milioni rimanenti per la realizzazione della nuova Torre (la vecchia, si ricorderà, è stata abbattuta dalla nave “Jolly Nero” il 7 maggio 2013, nove morti) saranno messi dall’Authority utilizzando risorse proprie. I cantieri, promettono da Palazzo San Giorgio, potranno così partire entro il 2016, e hanno come traguardo la fine del prossimo anno.

Rimane il nodo generale del finanziamento al Blue Print, su cui al momento non esiste alcun tipo di copertura. Ieri l’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Genova, Emanuele Piazza, ha chiesto che una parte della fiscalità generata dal porto possa rimanere sul territorio, così da poter finanziare l’opera: «Oggi - spiega l’assessore - i criteri del decreto del 2012 sull’autonomia finanziaria dei porti destinano a Genova cifre risibili: basterebbe trattenere una parte dei 3,3 miliardi di euro del gettito Iva generato dalle importazioni del porto di Genova, per poter pagare l’opera. Intanto, in vista della riforma dei porti, in cui il Comune farà parte del ristretto board delle nuove Authority, Tursi si doterà di un apposito ufficio tecnico in grado di relazionarsi con tutte le categorie» annuncia Piazza.

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