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Porti, bocciata la legge Sarkozy

Genova - Rapporto della Corte dei Conti di Parigi. La mancanza di collegamenti ferroviari tra i punti deboli del sistema francese

Genova - Non funziona la riforma portuale francese varata nel 2008 dall’allora presidente Nicolas Sarkozy. Lo ha detto in un rapporto la Corte dei Conti di Parigi. Fra i punti deboli, la mancanza di collegamenti ferroviari dalle banchine verso l’interno. Già nel 2011 la “Court” aveva criticato la riforma, ma concedendo il beneficio del dubbio che gli scarsi risultati ottenuti fossero dovuti alla crisi in cui era precipitata la finanza internazionale nel 2008. Adesso, con uno sguardo più distaccato e su più larga scala (l’analisi comprende gli anni fra il 2007 e il 2015), il giudizio negativo viene attribuito interamente alle carenze della riforma. Incidentalmente, il rapporto francese boccia anche la portualità dell’Italia, sia pure senza entrare in dettagli. Nell’esprimere le proprie perplessità, la Corte afferma che «i traffici hanno continuato a diminuire in Francia dopo al crisi del 2009, mentre si sono risollevati a livello europeo. Infatti il calo dei traffici è stato del 13,6 per cento tra 2007 e 2015 per i porti francesi, mentre si è limitato (nello stesso periodo, ndr) all’1,4 per cento per i grandi porti europei. Fra le grandi economie marittime europee, la Francia è il solo paese, con l’Italia, a conoscere questo andamento».

In Italia nello stesso periodo il calo delle merci nei porti è stato del 13,0 per cento: da 509,6 milioni di tonnellate movimentate nel 2007 a 443,2 milioni di tonnellate nel 2015. Altrove le cose sono andate meglio. Nei giorni scorsi Puertos del Estado ha diffuso i dati 2016 dei porti spagnoli, che hanno registrato il loro nuovo record storico (508,8 milioni di tonnellate). Nel periodo preso in considerazione dalla Corte francese la Spagna ha fatto decisamente meglio di Francia e Italia. Nel 2007 i porti spagnoli hanno movimentato 483,9 milioni di tonnellate, nel 2015 ne hanno movimentate 502,6 milioni (+3,9 per cento). Per quanto riguarda la Francia, la Corte dei Conti spiega che la competitività sul mercato europeo dei Grand ports maritime (ossia le Autorità portuali uscite dalla riforma Sarkozy) dev’essere rinforzata con il miglioramento dell’offerta di servizi ferroviari. La Francia è sempre stata debole nel trasporto ferroviario di merci, ma gli ultimi anni hanno visto un ulteriore peggioramento della situazione. La spedizione ferroviaria, nota il rapporto, «è meno presente nel 2014 rispetto al 2006» (-16 per cento) e il suo sviluppo «deve diventare una priorità» per i collegamenti diretti a e in provenienza dai porti.

Questo significa che è fallito l’obiettivo, che avrebbe dovuto realizzarsi proprio entro il 2015, di raddoppiare l’utilizzo del treno nei sette porti maggiori di Dunkerque, Le Havre, Rouen, Nantes - Saint Nazaire, La Rochelle, Bordeaux e Marsiglia. Colpa anche della preferenza data al traffico passeggeri, verso cui vanno le maggiori risorse, mentre il numero di tracce ferroviarie destinate alle merci resta «ancora troppo debole rispetto alle necessità». Per quanto riguarda gli investimenti il rapporto stima che «per rendere la portualità competitiva rispetto ai suoi concorrenti» sia «essenziale una ridistribuzione delle risorse a favore del miglioramento degli accessi ai porti marittimi». Altro capitolo negativo, a cui la riforma non ha saputo dare una spinta, è quello del trasporto fluviale. «Il potenziale del trasporto fluviale - dice il giudice contabile - è sottoutilizzato, nonostante che si presentasse come affidabile, sicuro e economicamente competitivo. La riforma del 2008 riguardava in particolare il passaggio dei lavoratori portuali ai terminalisti privati. In Italia, la privatizzazione del lavoro era già prevista dalla legge del 1994. La riforma varata lo scorso anno dal ministro Graziano Delrio non prevede, almeno finora, interventi sull’organizzazione del lavoro. In Spagna, la legge sui pool di manodopera è stata bocciata dall’Unione europea e deve essere riscritta.

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