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Concessioni, per Genova-Savona spunta l’ipotesi tagliando

Genova - Più controlli per i terminalisti: verifiche ogni tre anni sui piani di impresa. L’Authority vorrebbe un monitoraggio “modello Nord Europa”.

Genova - Più controlli, con cadenza regolare, per verificare che i piani di investimento vengano rispettati. Le maglie delle concessioni portuali potrebbero così stringersi: verifica ogni tre anni (o cinque) e applicazione più rigida della legge anche in caso di inadempimenti. Per i terminalisti si tratterebbe quindi di un monitoraggio costante degli investimenti e del traffico, come avviene in altri settori. L’idea, per ora tutta «scientifica», arriva dai vertici dell’Authority di Genova e Savona, e al documento starebbe lavorando anche Francesco Parola, l’uomo dell’assessore regionale ai porti Edoardo Rixi e futuro membro del board del porto. Il tema è peraltro tra le prime urgenze che Paolo Signorini deve affrontare: i terminalisti hanno concluso l’iter per il rinnovo delle concessioni quando alla guida di Palazzo San Giorgio ancora c’era il commissario Pettorino, e ora aspettano che l’Authority conceda il via libera. Spinelli, Sech e Terminal San Giorgio dovrebbero ottenere in tempi relativamente rapidi il parere definitivo, ma contestualmente Signorini vorrebbe includere il meccanismo di monitoraggio. Non solo per chi ha chiesto il rinnovo, ma anche per gli altri terminalisti.

Il piano è ancora allo studio, si cerca di capire quale modello potrebbe essere applicato alle banchine: quello autostradale sembra il migliore. Attualmente si starebbe studiando anche l’esempio dei porti del Nord Europa, Rotterdam e Anversa soprattutto. Signorini è un regolatore di formazione e avverte la necessità di verificare gli investimenti scritti nei piani di impresa dai terminalisti. Se il “tagliando alle concessioni” dovesse arrivare in porto, si tratterebbe del primo caso in Italia. La legge già ora, pur non indicando un monitoraggio con cadenza regolare, consente di sanzionare gli eventuali inadempimenti e in caso di grave mancanza, la norma consente addirittura, la revoca della concessione. Con il piano che si sta scrivendo, i terminalisti ogni 3 o 5 anni saranno costretti ad una verifica che tenga conto però delle tante variabili: un eventuale calo di traffico, ad esempio, potrebbe infatti dipendere dalle condizioni difficili del mercato, più che da propria volontà. Il meccanismo prevederebbe anche incentivi e premi: su una bilancia che pesi investimenti e volumi, si potrebbe prevedere anche un eventuale allungamento della concessione. Europa permettendo.

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