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Porti, la Spagna blocca il decreto

Genova - Revocati gli scioperi che erano stati indetti per la prossima settimana. Riparte la trattativa con i sindacati.

Genova - Cambio di marcia del governo spagnolo sulla riforma del lavoro portuale. Fino a mercoledì scorso il ministro della Promozione, Íñigo de la Serna, aveva detto che il decreto legge sarebbe stato votato nel Consiglio dei ministri di venerdì 17 febbraio, e che la richiesta di confronto da parte dei sindacati era già stata soddisfatta nelle audizioni che si sono succedute negli ultimi due anni, da quando, nel dicembre 2014, una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea aveva bocciato la precedente normativa in materia. Alla fine però la discussione in Consiglio dei ministri è stata rimandata, a condizione che i sindacati revochino gli scioperi annunciati per i giorni 20, 22 e 24 febbraio prossimi.

Insomma, il ministero prende ancora tempo, facendo proprie le sollecitazioni in questo senso da parte di alcuni partiti in Parlamento, come Ciudadanos, Psoe, Podemos e Coalicion Canaria. Contro il governo si era schierata negli ultimi giorni anche la federazione sindacale Idc, che aveva annunciato un boicottaggio delle merci spagnole nei porti di tutto il mondo se prima dell’approvazione del decreto non si fosse riaperto il tavolo coi sindacati. Un appoggio alla causa dei sindacati è arrivato anche dall’Autorità portuale di Barcellona. «Anche noi - afferma una nota dell’Autoritat catalana - sentiamo che non è stato dato alle Autorità portuali l’opportunità di partecipare ai negoziati e all’analisi della situazione necessari per conformarsi alla sentenza della Corte europea. S oltanto in questa fase finale, dopo che il ministero della Promozione ha informato sindacati e imprese del contenuto del regio decreto, siamo stati informati direttamente della situazione, sia per quanto riguarda il testo che vogliono approvare sia sui negoziati che si sono svolti la settimana scorsa».

Il ministro della Promozione, Íñigo de la Serna, ha quindi lanciato l’appello al dialogo che è stato raccolto dal sindacato. Il ministero ha fatto sapere di che sarebbe stato disposto a ritardare l’approvazione del decreto reale se i sindacati avessero annullato gli scioperi previsti per la prossima settimana e indetti dai sindacati Coordinadora, Ccoo, Ugt e Cig. Inoltre il ministero ha chiesto l’avvio immediato di negoziati fra imprese e sindacati sulle materie controverse da inserire o meno nel decreto: garanzia dei posti di lavoro, professionalità dei lavoratori portuali e organizzazione del lavoro. I sindacati hanno risposto con un comunicato in cui affermano che «non eserciteranno il loro diritto di sciopero» e che «la chiamata all’interruzione del lavoro nei porti aveva l’unico obiettivo di richiamare l’attenzione sull’intollerabile imposizione del progetto di modifica legislativa. Se si apre la porta al dialogo e al consenso, questa misura (lo sciopero, ndr) non ha più significato». I sindacati chiedono che anche le imprese diano la loro disponibilità alla trattativa, dopo che queste avevavno detto che si sarebbero sedute al tavolo soltanto dopo l’approvazione del decreto. Una condizione, quest’ultima, che era stata posta in vista di una rapida approvazione del decreto nel Consiglio dei ministri di oggi. Essendo saltato questo appuntamento, è probabile che le imprese raccolgano anch’esse l’invito al dialogo del governo.

Il percorso adesso si presenta pieno di incognite. L’apertura di un nuovo periodo di trattativa è in contrasto con la richiesta della Commissione europea di fare presto. La sentenza della Corte è di oltre due anni fa. La Spagna ha potuto temporeggiare sull’approvazione di una nuova legge perchè nel frattempo ha vissuto una lunga crisi politica che ha provocato il ripetuto ricorso alle urne, in un periodo in cui per molti mesi è mancata una maggioranza di governo. Inoltre la Commissione europea ha chiesto alla Corte, che si deve ancora pronunciare, che vengano applicati 134.107,2 euro di sanzione per ogni giorno di ritardo nell’applicazione della sentenza del 2014 a partire dalla nuova pronuncia che arriverà dalla Corte. In più, 27.522 euro per ogni giorno passato dalla sentenza dell’11 dicembre 2014.

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