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«Arriviamo a Genova per restarci» / IL COLLOQUIO

Genova - Il gruppo di Luigi Negri cambia proprietà. «Il socio industriale? Lo abbiamo in casa: si chiama Psa». I vertici di Infravia e Infracapital: «L’investimento in Gip è di lungo periodo».

Genova - Assicurano che sarà un «investimento di lungo periodo. Come con la quota di Associated British Port (il principale operatore in Inghilterra, ndr) che abbiamo tenuto per nove anni». A Genova l’orizzonte è «di 12 anni». Infracapital è il fondo inglese che ha deciso di rilevare il 95% di Gip, la società con cui Luigi Negri e soci (Giovanni Cerruti, Mario Magillo e Giulio Schenone) hanno operato per 24 anni il terminal Sech. Gli inglesi però non saranno soli nell’operazione: con loro infatti ci sarà anche Infravia, fondo francese che recentemente, come anticipato dal Secolo XIX/TheMeditelegraph, ha intenzione di mettere le mani anche sul deposito Petrolig attraverso Alkion. Oggi a Milano ci sarà la firma definitiva dell’accordo e così uscirà di scena uno degli storici terminalisti di Genova: l’unico mantenere una quota del 5% - e un ruolo in azienda come amministratore delegato - sarà Giulio Schenone. L’operazione, il cui valore non è stato reso noto, ma dovrebbe aggirarsi sui 280 milioni, ha Genova al centro, ma non solo: Gip infatti cede tutte le partecipazioni portuali. Gli asset acquistati dai fondi vanno dal Sech - quota pari al 60% - al Vte di Voltri (34,7%); in Toscana viene ceduto il terminal contenitori Tdt (Negri e soci a Livorno hanno l’80%), a Venezia il 34,7% di Vecon e poi il 21% di Bettolo. Infravia e Infracapital entrano prepotentemente nel panorama portuale italiano «e vogliamo gestire quello che abbiamo acquistato» spiegano in esclusiva al Secolo XIX Alberto Signori, direttore di Infracapital, e Romain Dechelette, investor director di Infravia. Per questo quando chiediamo se prevedono l’ingresso di un partner industriale, Signori risponde secco: «Il nostro partner industriale è un grande gruppo come Psa: il partner lo abbiamo già in casa». Il colosso di Singapore è partner ovunque, tranne che a Livorno. Anche nel consorzio di Bettolo dove oltre a Msc (65%) e Gip (21%) c’è Psa.

«Su Bettolo andiamo avanti senza ripensamenti» chiariscono i fondi, pronti così a sostenere gli investimenti massicci «necessari per lo sviluppo del gruppo». Un impegno che per Negri e soci rischiava di diventare impossibile da sostenere: «Centoventi milioni solo per armonizzare i sistemi operativi tra Sech e Bettolo, poi altri 140 per il nuovo terminal. E a Livorno ci sono 320 milioni per la nuova Darsena Europa: da soli era impossibile» spiega Negri motivando la decisione della cessione ai fondi. «Ci abbiamo lavorato più di un anno. Loro sono diversi dagli altri» spiega il terminalista genovese. Infracapital è il ramo investimenti in infrastrutture di Prudential e ha 49 miliardi di sterline investiti a livello globale: «In Italia abbiamo una joint venture con Condotte in altri settori (sanità e il mover dell’aeroporto di Pisa, ndr), ma nove anni con il principale operatore portuale inglese ci forniscono un’ottima esperienza» spiega Signori. Infravia invece è «un fondo pensionistico specializzato in infrastrutture, da 1,7 miliardi di euro: conosciamo bene il settore, anche se non quello dei container, ma dell’oil storage» spiega Dechelette. «Siamo qui per rimanerci: il nostro orizzonte temporale per questo investimento è di 12 anni, non cerchiamo lo short term gain. Vogliamo professionalizzare, forse faremo altri investimenti nel settore, alla ricerca di altre opportunità» spiega Signori. «Il nostro dna non è prendere una compagnia, ristrutturarla e poi venderla. La prospettiva, ribadisco, è di lungo termine». Schenone da oggi pomeriggio siederà nella sala comando del gruppo che movimenta 2,5 milioni di teu. Ma al suo fianco non ci sarà più Negri.

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