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Tenco sul fronte del porto, musica per vivere / L’APPUNTAMENTO

Genova - Nel nome di Luigi Tenco, con l’obiettivo di restituire centralità culturale al porto e stimolare una Genova ripiegata, stanca, svuotata, spenta e consociativa. L’Autorità di Sistema Portuale guidata dal presidente Signorini e la Culmv del console Benvenuti organizzano una serata di musica alla Sala Chiamata

Genova - Nel nome di Luigi Tenco, con l’obiettivo di restituire centralità culturale al porto e stimolare una Genova ripiegata, stanca, svuotata, spenta e consociativa.

Per celebrare la grandezza dell’artista nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa e in occasione del suo compleanno, infatti, l’Autorità di Sistema Portuale guidata dal presidente Signorini e la Culmv del console Benvenuti organizzano una serata di musica, parole, visioni e suggestioni, aprendo le porte alla città.

L’evento, dal titolo “Tenco Canta Ancora”, è in programma lunedì alle 21, in uno dei luoghi storici e simbolici del movimento portuale e del lavoro: la Sala Chiamata della Culmv. È l’intero porto, quindi, a ricordare Tenco nella città che musicalmente lo aveva adottato e nella quale si è artisticamente realizzato. Si riuniranno e si esibiranno vecchi amici di Luigi, suoi illustri colleghi e giovani epigoni che proporranno parole e musica, ripercorrendo mezzo secolo di storia che ha visto spesso anche le banchine genovesi come ispiratrici.

Protagonisti sono: Cristiano De André, Davide Van De Sfroos, Mauro Ermanno Giovanardi, Ricky Gianco, Vittorio De Scalzi, Alberto Fortis, Francesco Baccini. Partecipano amici storici di Tenco come Gianfranco Reverberi e Michele Maisano. Conduce Ezio Guaitamacchi, massimo esperto di rock in Italia ma anche scrittore, giornalista e critico musicale, autore e conduttore radio tv, docente, musicista ed entertainer.

L’obiettivo è riscoprire e riproporre l’artista ricaldonese-genovese in tutte le sue infinite sfaccettature. A cominciare dal Tenco che esattamente cinquant’anni fa aveva deciso di rivisitare la sua produzione in chiave rock folk, con l’innesto di temi fortemente sociali e politici nella tradizione popolare. Il suo progetto innovativo, Tenco lo sintetizza in una sorta di manifesto programmatico firmato nel novembre del 1966 insieme a Gianfranco Reverberi, Lucio Dalla, Sergio Bardotti e Piero Vivarelli. “I motivi della protesta, non solo dei giovani, non si sono affatto esauriti. Anzi, basta guardarsi intorno, sia in Italia che nel mondo, per rendersi conto che tutti i presupposti che sono alla base della rivolta sono più validi che mai. Perché oggi la libertà corre ovunque un serio pericolo da parte delle forze reazionarie che dispongono di nuove e temibili armi per imprigionare i cervelli nell’ovatta e cucire le bocche”.

Fieri oppositori della linea verde lanciata da Mogol (“bassamente pubblicitaria e speculativa…”), Tenco e i suoi amici si dichiarano in trincea per lottare a favore della pace e della libertà e contro i mistificatori della musica. Tenco è esplicitamente deciso a forzare la mano. Imprimere, cioè, una decisa sterzata, sia in senso musicale che politico, saldando, sull’esempio di Dylan, musica da ballo e canzone di protesta, beat e folk.

È un concetto che rivendicò fino all’ultimo. La sfida di Luigi è contro il sistema, le strutture burocratiche, l’inadeguatezza, la viltà, la falsità, i profittatori, la conservazione ed il consociativismo, le disuguaglianze sociali, i soprusi, le prevaricazioni, i cervelli all’ammasso, le scelte al ribasso, il decadimento morale, le prepotenze, l’assenza di dignità e l’affievolirsi dell’indignazione.

Non è certo casuale che in una stagione di così profondo ripiegamento al ribasso e di devastante caduta culturale, sia il porto di Genova a rilanciare il proprio ruolo di crocevia non solo di merci ma anche di uomini, di pensieri, di culture e di arte. La musica del porto e del mare è determinante nella poetica di Tenco, al pari dei temi sociali. E l’intero porto lo celebra a due passi dalla Lanterna, in quella stessa sala dove sono state scritte pagine di storia del movimento operaio genovese.

Sempre nel segno della libertà e dell’uguaglianza sociale.

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