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Via della Seta, la Cina ha scelto Genova

Genova - La Cina«ha dichiarato esplicitamente l’intenzione di volere investire su Trieste e Genova», ha detto ieri il presidente del consiglio italiano, Paolo Gentiloni, in visita a Pechino in occasione del Belt and road forum

Genova - La Cina «ha dichiarato esplicitamente l’intenzione di volere investire su Trieste e Genova», ha detto ieri il presidente del consiglio italiano, Paolo Gentiloni, in visita a Pechino in occasione del Belt and road forum. «È importante - ha aggiunto il premier - che Xi abbia confermato l’intenzione di inserire i porti italiani tra i porti sui quali investire, come terminali della via della Seta». Gentiloni ha voluto rassicurare il governo greco che l’Italia non ha intenzione «di mettere i porti dell’Alto Adriatico in concorrenza o in alternativa col Pireo», scalo acquistato dalla compagnia cinese Cosco.

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I porti italiani di Genova e Trieste entrano quindi ufficialmente nel progetto cinese One belt one road, la nuova via della seta lanciata nel 2013 dal premier Xi Jinping. Il progetto prevede lo sviluppo di corridoi marittimi e terrestri per connettere la Cina con l’Europa, con investimenti per centinaia di miliardi di dollari in infrastrutture. È un progetto a cui si lavora da anni e che ha già visto il coinvolgimento di molti paesi. Come la Grecia, che ha venduto (qualcuno dice svenduto) ai cinesi il porto del Pireo, terminal per raggiungere i mercati dell’Europa centrale. L’Italia finora era rimasta più defilata, nonostante la posizione strategica di collegamento fra Europa e Far East. Adesso arriva l’annuncio che riguarda anche il porto di Genova.

«È una notizia estremamente importante, che trova pronti i due porti di Genova e Trieste», afferma Giampaolo Botta, direttore di Spediporto, l’associazione delle case di spedizione genovesi. «È una sfida - aggiunge - che si vince non soltanto attivando investimenti sulle infrastrutture, ma anche con strumenti amministrativi e fiscali che rendano il nostro paese attraente per gli investitori stranieri, come nel caso della Cina. La nuova Via della seta attraversa diversi paesi, ognuno con proprie procedure amministrative, doganali e fiscali. Sarà difficile costruirla senza un’armonizzazione dei processi, che deve avvenire a livello internazionale. Non a caso la Cina ha convocato il forum di Pechino con tutti i paesi coinvolti». Spediporto sta lavorando su progetti in cui vorrebbe coinvolgere la Cina, come una piattaforma telematica per gli scambi dal Far East all’Europa attraverso il porto di Genova e la realizzazione di una zona economica speciale (Zes) vicina al porto della Lanterna. «Le aree economiche speciali - dice Botta - sono state l’asse portante dello sviluppo economico della Cina. Sono uno strumento che conoscono e apprezzano e che può attirare investitori».

Nell’incontro con Gentiloni, Xi Jinping ha sostenuto la cooperazione fra i due paesi «nella gestione di porti trasporto marittimo e cantieristica navale» e ha detto di vedere la possibilità di ulteriori investimenti in parchi industriali, e-commerce (uno dei temi seguiti con attenzione dagli spedizionieri genovesi) e innovazione. La Cina intende legare la Nuova via della seta al piano di investimenti infrastrutturali europei voluto dal presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker.

La gara fra porti italiani per attirare gli investimenti annunciati dalla Cina è già cominciata. Il presidente di Assoporti, Zeno D’Agostino, nel commentare le parole di Gentiloni, non ha dimenticato di rappresentare soprattutto il porto di Trieste, di cui è alla guida. «Se pensiamo - ha detto - che i cinesi sono già presenti in capitale di investimento nel nuovo terminal container di Vado Ligure, mi viene da pensare che ora vada costruita la forma con cui investiranno a Trieste».

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