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Genova, sindacati in allarme per i lavoratori Superba / INTERVISTA

Genova - Grifi (Cgil): «La permanenza a Pegli è difficile, necessario un confronto con Signorini».

Genova - «Non conosciamo ancora le intenzioni dell’azienda, per questo ne incontreremo i vertici a fine mese. Certo la situazione di Superba oggi ci preoccupa» dice Antonio Grifi, coordinatore Filctem Cgil Liguria. L’istanza presentata dall’azionista di Superba, il gruppo Pir-Ottolenghi, sulle aree Enel nel porto di Genova (così come la precedente e naufragata trattativa per entrare in società al Terminal Rinfuse con Ascheri, Spinelli e Msc) indica un’accelerazione da parte del gruppo ravennate nei piani di trasferimento dei depositi petrolchimici da Pegli, cercando - come indicato dal Piano urbanistico comunale (Puc) - aree nel porto di Genova.

E perché proprio in porto?
«Perché appunto in base al Puc le attività non possono più stare in città, ma c’è anche un vincolo strutturale: i depositi costieri vanno collocati a massimo un chilometro dal mare. Già con Luigi Merlo in Autorità portuale erano state prospettate diverse opzioni di collocamento in porto, in linea del resto con tutti i maggiori scali europei. Inutile dire che il meglio sarebbe stata la famosa “isola dei petroli” su modello di Barcellona, o i depositi sulla diga foranea, ma anche le aree su cui Ottolenghi ha presentato istanza erano tra le opzioni prospettate. A noi sinceramente quello che interessa è che vengano rispettati i livelli occupazionali e mantenuto il contratto collettivo Petrolio: questo diremo all’azienda».

Anche Carmagnani è coinvolta nel trasferimento?
«È un punto che va chiarito. Carmagnani ha assetti proprietari differenti rispetto a Superba, e tratta merceologie diverse. Ma il progetto era che se si fosse trovata un’area adatta in porto, le aziende si sarebbero unite in un progetto da svariati milioni di euro».

E lasciare tutto così com’è? Le amministrazioni in città e in porto sono cambiate.
«Certamente alla luce dell’incontro con l’azienda chiederemo un confronto con il Comune e con il presidente del porto, Paolo Emilio Signorini. Per noi l’importante è che in una città come questa, già provata dalla crisi, non si perdano altri posti di lavoro».

Oltre al Puc, Superba avrebbe altri motivi per trasferirsi?
«All’ultimo incontro ci dissero che dovevano essere fatti interventi sugli impianti. Oggi Superba ha poche grandi cisterne. Il mercato chiede l’opposto: tante e piccole, perché i prodotti chimici e petrolchimici sono aumentati, ed è aumentata la loro varietà».

Scusi, ma poi a cosa servono tutti questi prodotti?
«Si guardi intorno. Tutto quello che vede contiene le produzioni che passano per i depositi costieri, che per la stragrande maggioranza sono trasportate via nave. L’interesse di Pir-Ottolenghi credo sia mantenere a Genova un polo per il Mediterraneo Occidentale per questo tipo di traffico».

Sicurezza: 30 anni fa in Carmagnani morivano quattro persone.
«Non doveva succedere. Ma quel grave incidente è anche rimasto l’ultimo, appunto, da 30 anni. Lo abbiamo detto in tutti gli incontri pubblici e lo ribadiremo sempre: un deposito costiero non fa lavorazioni, ma carica e scarica prodotti. Non è un impianto petrolchimico. Il rischio zero non esiste in alcun lavoro, ma l’azienda è tenuta a operare agli standard di sicurezza più alti, sotto molteplici regimi di sorveglianza, compreso quello degli stessi lavoratori tramite le Rls di sito».

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