SERVICES

Container, fine anno col sorriso per i porti mediterranei

Genova - Nord Europa in sofferenza, Sud in ripresa. Scali liguri favoriti. Decolla il mercato americano.

Genova - Tacchino meglio farcito e Natale più ricco: negli Stati Uniti i prossimi mesi, tra festa del Ringraziamento e regali, il consumatore americano, più ottimista che in passato e sorretto dai dati positivi dell’occupazione, correrà a comprare. La spiegano semplicisticamente gli analisti di Xeneta, confortati però anche dai numeri dell’import nel settore contenitori: le previsioni per ottobre dicono che i volumi aumenteranno del 13% e che ci sarà un rush, una corsa forsennata agli acquisti proprio in concomitanza con le feste.

Ottobre andrà bene quindi, ma novembre e dicembre saranno ancora meglio. «Paradossalmente la dottrina di Trump basata sull’America First ha ottenuto lo stesso effetto che si era prefissata, ma attraverso un percorso totalmente opposto» spiega Giordano Bruno Guerrini, segretario generale di Cisco (Council of intermodal shipping Consultants) autorità in materia di container e non solo. «Per l’industria americana al momento è meglio comprare un container in Asia, magari made in China, che all’interno del territorio degli Usa e sostenerne il costo il trasporto dentro i confini: è più conveniente». Anche questo spiega il boom dell’import: alcuni contenitori sono vuoti e serviranno per «immagazzinare merce, ma altri arrivano proprio per far fronte alla domanda». Il successo americano è confortato dall’ultimo trimestre dei noli: per un container da 40 piedi adesso si paga il 13% in più. In Europa invece il Natale sarà più magro: la disoccupazione nell’eurozona rimane alta e ci sono timori per la Brexit. «Quelli che un lavoro non ce l’hanno o vivono nella precarietà, difficilmente decideranno di spendere molti soldi per le festività che così non riusciranno a trainare i consumi e quindi a far salire i volumi di merce nei porti» dice Patrik Berglund, ceo di Xeneta. Domanda bassa e poca fiducia nel futuro incideranno dunque anche sullo shipping. «L’analisi è corretta se però consideriamo i porti del Nord Europa che stanno perdendo terreno: una certa ripresa, se sommiamo import ed export, la riusciamo comunque a vedere. Nel Mediterraneo però le cose vanno diversamente. E, per fortuna, in meglio» spiega ancora Guerrini.

Il Sud Europa cresce «e alcuni fattori lo dimostrano: il Pireo aumenta e nei porti italiani se non ci fosse fiducia nel futuro, non si realizzerebbero infrastrutture come quella di Vado». In una classifica dei top 15 pubblicata da Cemil (Centre for Eurasian Maritime & Inland Logistics) Genova e Barcellona hanno segnato un inizio di anno da record: il capoluogo ligure vanta +13,3%, mentre lo scalo catalano cresce di oltre 20 punti. Al terminal genovese del Vte nei nove mesi del 2017, hanno registrato un aumento dei volumi del 15,5%. Il pessimismo degli analisti si basa su due fattori: il principale armatore al mondo, Maersk, ha deciso di tagliare del 10% la capacità sulla rotta Asia-Europa. E poi i noli che sono ancora in calo, «con una discesa del 10% registrata tra luglio e settembre». Tutti indicatori di sofferenza del Northern Range, dove forse il Natale sarà più magro.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››