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Bruno Musso: «Le passioni, il mio migliore investimento» / INTERVISTA

Genova - «Ho fatto grossi investimenti libidici che mi hanno tenuto vivo». Alla soglia degli ottant’anni Bruno Musso, presidente del gruppo Grendi, resta ironico e vitale.

Genova - «Ho fatto grossi investimenti libidici che mi hanno tenuto vivo». Alla soglia degli ottant’anni Bruno Musso, presidente del gruppo Grendi, resta ironico e vitale. «Il difficile - sorride - non è tanto arrivare a una certa età, ma è arrivarci vivi». Spedizioniere, armatore, intellettuale, una laurea in Economia e commercio, la stessa moglie da 55 anni, 3 figli, 8 nipoti.

Era bambino durante la guerra.
«Papà Ugo ci portò a Pozzol Groppo, in provincia di Alessandria. Rispetto ai bombardamenti di Genova gli pareva un posto tranquillo, ma non aveva pensato ai partigiani. Mio padre, medaglia d’argento alla Resistenza, li aiutò i partigiani: lo scoprimmo dopo, ovviamente. Portava armi da Genova. Un giorno nascose gli esplosivi nel forno di casa, nessuno per fortuna lo accese quel giorno...».

Si innamora di Maria Carla diciottenne.
«Più grande di me di quattro anni. Parlavamo di Dante, le dicevo che Purgatorio e Paradiso erano a mio avviso molto modesti. Volevo fare l’intellettuale, darmi un tono».

1961: laurea a giugno, in azienda a settembre.
«Uno sciocco, si direbbe ora che si usano fare le esperienze all’estero».

La chiamano “il filosofo”. Perché?
«Davvero? Non sapevo. Forse perché mi piace fare ragionamenti astratti. Vedo il meccanismo di costruzione e distruzione della conoscenza, mi piace ragionarci su».

Qual è la strada della conoscenza?
«Quella del fare».

È di destra o di sinistra?
«Sono un uomo di sinistra che figura di destra davanti a una sinistra schifosamente di destra. Il sindacato è il punto più reazionario che abbiamo oggi nel Paese».

Nel 1984 realizza una comune a Castelnuovo Magra.
«Eravamo sei famiglie, ciascuna con la propria casa: una comune molto borghese. Volevo mettere in pratica un mercato con istanze recepibili, ma alla fine ho scoperto che a non funzionare è la struttura pubblica, non il mercato».

Ai figli ha fatto fare vacanze avventurose e scomode.
«Volevo insegnare loro la sopravvivenza. Le aziende fanno corsi del genere investendoci un sacco di soldi».

Legge?
«Fino a vent’anni solo Tex. Sono dislessico».

Ne ha sofferto da ragazzo?
«Spaventosamente. Allora non si conosceva la dislessia, i miei genitori pensavano che fossi lento, poco intelligente».

Scrive libri.
«L’ultimo si intitola Dalla dittatura diffusa alla gerarchia condivisa. Ho scritto anche molte poesie sentimentali».

Attivista della riforma portuale, amico del console della Compagnia Unica Paride Batini.
«Mi veniva a trovare in azienda e le segretarie davano di matto per lui. Mi arrabbiavo: com’è che quando arrivo io nemmeno mi salutate e con lui vi riducete in questo modo?».

Come si fa ad arrivare a 80 anni con la sua vitalità?
«Ho fatto grossi investimenti libidici che mi hanno tenuto vivo. Restare vivi è più difficile che invecchiare».

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