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Signorini: «In arrivo grandi investimenti a Genova» / INTERVISTA

Genova - Il presidente dell’Authority: «I big del terminalismo interessati a Genova, ma chiedono garanzie»-

Genova - Qual è il suo bilancio dopo un anno alla presidenza dell’Autorità di sistema portuale del mar Ligure occidentale?

«Quando sono arrivato - afferma il presidente dei porti di Genova e Savona, Paolo Signorini - avevo affermato che ci sarebbe voluto un anno per realizzare la fusione fra i porti di Genova e Savona e attuare la riforma. L’obiettivo è stato raggiunto. Abbiamo una pianta organica, il bilancio integrato, stiamo facendo le assunzioni di importanti figure come il direttore tecnico e il direttore del demanio. L’Autorità è operativa. Il secondo obiettivo era chiudere le questioni rimaste aperte dalla precedente gestione».

Quali erano?

«La proroga delle concessioni a tre grandi terminal, la gara di Ente bacini, l’istanza di Phase per l’area ex-Piaggio, la sistemazione della nuova darsena con messa a valore dell’intero compendio per tutto l’anno, la ricognizione dello stato delle banchine e dei dragaggi nel porto di Genova. Per Savona, il completamento della piattaforma di Vado Ligure e le opere per l’accessibilità alla piattaforma».

A che punto siete?

«Entro dicembre, quindi entro l’anno, su tutti questi punti avremo avanzamenti significativi. Contiamo cioè di avere gli atti amministrativi, ossia a seconda dei casi la pubblicazione della gara o di un’istanza, la firma delle proroghe delle concessioni. Poi è stato un anno in cui abbiamo investito molto in giro per il mondo per capire i passi necessari dal punto di vista infrastrutturale, logistico, dell’automazione e delle grandi alleanze, con l’obiettivo di integrare tutta la catena verticale con l’armatore, il terminalista, la società di trasporto, l’industria, in modo che il sistema portuale di Genova e Savona sia effettivamente la porta di accesso da Sud del corridoio Reno Alpi».

Che risultati avete ottenuto?

«Io penso che ci sia un grande interesse a livello mondiale da parte dei fondi, degli armatori, delle grandi società terminalistiche come Psa Singapore per fare investimenti su Genova. Ci sono grandi investimenti in arrivo».

Si riferisce a quelli già annunciati e in corso o ci sono novità?

«Devo avere un po’ di riservatezza perché sto parlando di quello che avviene a valle dell’attività dell’Authorithy».

Ma voi poi sarete coinvolti?

«No, non noi. Noi siamo al tavolo per spiegare quello che stiamo facendo, altrimenti non fanno questi investimenti».

Che cosa vi chiedono?

«Ci chiedono garanzie sull’accessibilità dal lato terra, quando saranno a regime gli investimenti ferroviari di ultimo miglio, le manovre ferroviarie in porto, i retroporti, il terzo valico, quando saranno fatti alcuni investimenti sugli specchi acquei, di accessibilità al porto. Vogliono capire gli investimenti cosiddetti immateriali, il Port Community System, la piattaforma logistica nazionale, quali servizi riusciremo a dare e con quali tariffe. Quindi sono richieste molto concrete per poter fare i loro investimenti negli interporti, nella logistica, nella distribuzione».

Ha l’impressione che le Autorità di sistema abbiano le mani più libere per promuoversi commercialmente rispetto alle vecchie Autorità portuali?

«No, direi di no. E’ un tema che stiamo affrontando strenuamente. Siamo in una situazione di totale svantaggio competitivo rispetto agli altri porti europei e del mondo. Abbiamo formule giuridiche, procedimenti, adempimenti del tutto incompatibili con la competizione internazionale».

Che cosa servirebbe per completare la riforma, che sulla carta voleva andare in questa direzione?

«La trasformazione delle Authority in società per azioni, deroghe in termini di tempi, di snellezza di procedure che riguardano gli investimenti pubblici, dai dragaggi alle banchine, deroghe rispetto all’ordinamento che regola assunzioni, spese promozionali. Tutto questo con un controllo, perché le Authority rimangono società pubbliche, con la Corte dei Conti che annualmente fa una verifica che i soldi pubblici siano stati spesi bene. Questo è più che legittimo, deve essere fatto, ma non con i tempi e i procedimenti attualmente vigenti».

Che cosa pensa della richiesta della Regione Liguria di avere maggior voce sui porti liguri?

«Penso che il governatore Toti e il ministro Delrio abbiamo condiviso un percorso. La riforma ha fatto passi avanti e c’è la consapevolezza che devono esserne fatti altri. Toti ha posto il tema di fare questi altri passi in avanti».

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