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«Northern Range, l’Italia sta riducendo il gap infrastrutturale»

Genova - Becce: «Aumentano i servizi con la Svizzera» Laguzzi: «Il nodo è il doppio macchinista».

Genova - Pochi servizi marittimi e ferroviari e costi troppo elevati del trasporto verso i porti, fino a un terzo in più di spesa: sono questi i limiti che gli spedizionieri elvetici dell’associazione nazionale Spedlogswiss rimproverano al sistema logistico italiano, come riportato nell’intervista a Tom Odermatt su “L’Avvisatore Marittimo” dello scorso 8 novembre, e che li spingono a preferire far transitare le merci loro affidate per i porti dell’Europa settentrionale. E’ un’analisi che gli operatori italiani sottoscrivono soltanto in parte perché, se queste criticità sono state vere fino a oggi, la situazione a loro parere sta cambiando rapidamente.

«E’ difficile - afferma Luca Becce, presidente di Assiterminal - confutare i numeri. Il gap non è dovuto alle banchine, ma ai ritardi infrastrutturali dei collegamenti fra porti e mercati. Lo sbilanciamento a favore della gomma rispetto alla ferrovia incide sui costi. Ma mi pare che negli ultimi due anni ci sia stata una svolta. Abbiamo apprezzato la politica del governo che si basa su una prospettiva nazionale e non più locale e sulla necessità di creare capacità di collegamento dai porti. La direzione è giusta, ora dobbiamo andare avanti rapidamente per recuperare i ritardi». Ora occorre farlo sapere alla merce elvetica? «Mi sembra che gli operatori elvetici abbiano già cominciato a capire e che ad esempio le connessioni dal porto di Genova siano aumentate».
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