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«Obor, l’Italia adesso può contare di più»

Genova - «Questa volta, possiamo dire che ha vinto la squadra». Umberto Masucci, presidente nazionale del Propeller Club in Italia, la scorsa settimana ha guidato una delegazione di 32 rappresentanti della portualità italiana all’Asian Logistic & Maritime Conference e alla Hong Kong Maritime Week

Genova - «Questa volta, possiamo dire che ha vinto la squadra». Umberto Masucci, presidente nazionale del Propeller Club in Italia, la scorsa settimana ha guidato una delegazione di 32 rappresentanti della portualità italiana all’Asian Logistic & Maritime Conference e alla Hong Kong Maritime Week, in una densa tre giorni di accordi e incontri con le autorità tra l’ex colonia britannica e Shenzhen, il terzo porto contenitori più grande del mondo. La missione è organizzata assieme all’associazione Italia-Hong Kong, Invest Hong Kong e Hktdc e con il supporto di Omlog e Banchero Costa: «Questo viaggio - dice Masucci - ha avuto un forte valore strategico, perché rappresenta un vero e proprio road show della nuova portualità italiana a un anno di distanza dalla entrata in vigore della riforma portuale».

Ma perché mai una norma italiana può risultare interessante in un contesto internazionale?
«Perché ci ha aiutati ad attirare l’attenzione sui nostri porti: abbiamo dato l’immagine di un sistema rinnovato, ed eravamo una delle delegazioni più grandi. È servito, perché inevitabile è arrivata anche la solita domanda sui porti italiani afflitti dagli scioperi: e noi sappiamo che sulle nostre banchine non si registra uno sciopero da almeno 10 anni».

Si sarà parlato anche dell’iniziativa One Belt One Road.
«Anche in questo caso ha avuto senso parlare della nuova legge. Perché vede, i cinesi chiamano la Obor un’iniziativa, ma noi dobbiamo sapere che è una strategia. La costruzione di infrastrutture si traduce nell’acquisizione di un peso politico. La Conferenza nazionale di coordinamento tra le Autorità di sistema portuale penso sia la sede necessaria per poter discutere di questa strategia, evitando di aspettare che la Cina colonizzi questo o quel porto».

Intanto che risultati avete portato a casa?
«L’accordo tra gli spedizionieri genovesi e quelli di Hong Kong; il ripristino, dopo anni, di alcune collaborazioni del porto di Napoli con la Cina oltre alla nuova offerta sulle Zone economiche speciali; più legami tra la Hong Kong Shipping Week con le Sw di Napoli e Genova: se tutto va bene dovremmo avere alla Nsw di settembre il ministro cinese dei Trasporti».

Prossimi appuntamenti?
«I soci del Propeller ci hanno chiesto di organizzare il prossimo anno un incontro a Shanghai, mentre in primavera quasi sicuramente saremo in delegazione a Malta, dove tra l’altro il fondo China Merchant controlla il 49% del Malta Freeport».

Hanno partecipato alla missione, tra gli altri, Paolo Emilio Signorini, presidente Adsp Genova-Savona, Pietro Spirito, presidente Adsp Napoli e Sergio Prete, presidente Adsp Taranto, insieme ai presidenti di Assagenti Genova, Alberto Banchero e Spediporto Genova, Alessandro Pitto. La parte scientifica della missione è stata curata, come nelle precedenti occasioni, da Srm del gruppo Intesa San Paolo, centro studi specializzato in materie marittime, portuali e logistiche). La delegazione italiana ha incontrato tra gli altri il ministro dei Trasporti di Hong Kong, le associazioni degli spedizionieri e dei caricatori e la comunità italiana della regione. Una giornata è stata dedicata alla visita in Cina della Special Economic Area di Shenzhen (una delle più importanti e floride del mondo) dove si potranno anche trarre spunti per le Zone economiche speciali italiane. Le Zes infatti, previste dal governo Italiano nel decreto Sud, sono diventate uno strumento ormai diffusissimo in tutto il mondo per attrarre investimenti internazionali.

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