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«Così aumenteranno i traffici nell’Adriatico» / INTERVISTA

I vantaggi del progetto “One Belt, One Road”: «Servono strategie integrate tra porto e industria»

QUAL è lo stato attuale del progetto Obor?

«Con il summit di settembre ad Hong Kong si è fatto un salto di qualità», dice Riccardo Fuochi, presidente dell’associazione Italia Hong Kong. «Finalmente da un’informazione di carattere generale sono stati presentati progetti concreti in tutti i settori, industria, logistica, commercio. turismo, professionale, It, comunicazione, con la possibilità di entrare in contatto con potenziali finanziatori. La maggior parte dei progetti è dislocata nei Paesi dell’Asean, Pakistan, Bangladesh, ma anche in Paesi distanti dall’area geografica della Belt&Road. Alcuni esempi concreti frutto di Obor sono l’ampliamento del porto di Gwadar in Pakistan; la linea ferroviaria Giacarta-Bandung; le centrali elettriche in Pakistan (Karot) e Indonesia; il potenziamento dei collegamenti ferroviari tra Europa e Cina, che andranno a ad ampliare le tratte già operative: Lodz-Chengdu, Duisburg-Chongqing, Madrid-Yiwu e Londra-Yiwu».

Quali sono i potenziali vantaggi del progetto per l’Italia nell’area dell’Adriatico?

«Un massiccio aumento dei traffici: la zona dell’Adriatico è, infatti, geograficamente la più interessata al progetto con i porti dell’area che possono rappresentare una via strategica per accogliere le navi che via Suez proverranno dall’Estremo Oriente. In questo senso vedo con molto favore tutti i progetti di alleanza fra gli scali adriatici per presentare un’offerta completa e competitiva. con tutti porti, Venezia, Trieste, Ravenna e Taranto che possono beneficiare di questo grande progetto».

Come deve muoversi il nostro Paese per avere un ruolo di primo piano nel progetto?

«Innanzitutto unito con missioni che vedano logistica portualità ma anche industria e servizi partecipare assieme, presentare progetti integrati, presenziare a tutti i tavoli di lavoro nazionali ed esteri che vedono sempre la presenza dei principali attori finanziari e le istituzioni cinesi. A questo proposito mi fa piacere citare la missione del Propeller Nazionale, organizzata assieme all’associazione Italia Hong Kong che presiedo, di questi giorni ad Hong Kong e Shenzhen, vero e proprio “road show” della nuova portualità italiana ad un anno di distanza dalla entrata in vigore della riforma portuale».

Le statistiche più recenti parlano di una possibile forte crescita dei traffici marittimi nel bacino mediterraneo. Qual è il suo punto di vista?

«Sì, i traffici marittimi avranno un incremento ma il vero potenziale della B&R è la realizzazione di infrastrutture, il miglioramento della rete stradale, ferroviaria e marittima che agevoleranno i traffici dall’Italia verso i Paesi dell’Asia Centrale. La Cina, infatti, intende dare un enorme impulso alle relazioni economiche tra l’Europa e l’Asia e questo scenario è un’imperdibile occasione per l’Italia che può davvero diventare il crocevia delle relazioni fra Europa e Asia».

Come giudica gli effetti dell’entrata in vigore, lo scorso anno, della riforma della legge portuale?

«Positivamente. Bene, sono d’accordo con le parole del ministro Delrio e del presidente del Propeller Nazionale Umberto Masucci rilasciate durante la Convention Nazionale di ottobre a Taranto: Abbiamo implementato una semplificazione delle governance, riducendo la burocrazia e ragionando in una logica di integrazione e cooperazione. Adesso siamo i primi nel mondo nello sdoganamento, c’è un investimento pesante nella digitalizzazione, ma c’è ancora tanta strada da fare. Ora gli operatori devono reagire positivamente a questa riforma, fare investimenti che favoriscano la crescita del cluster portuale, marittimo e logistico».

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