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Assoporti, lo strappo di Monti: «Non salirò su quel palco» / COLLOQUIO

Genova - «Cinque minuti per parlare di massimi sistemi? Non sono uno scolaretto, lascio il posto ad altri».

Genova - «No, io lo scolaretto sul palco non vado a farlo. Ringrazio l’associazione per l’invito, che peraltro mi è arrivato via email, ma di quei cinque minuti per raccontare cosa penso del Mediterraneo non so davvero cosa farne».

Pasqualino Monti, già presidente del porto di Civitavecchia e di Assoporti, oggi al vertice dello scalo di Palermo, parla con la voce pacata di chi non vuole a tutti i costi scendere sul terreno della polemica. Ma su una cosa è irremovibile: lui, martedì prossimo, all’assemblea generale di Assoporti parteciperà, ma solo da spettatore. «Sarò in prima fila, ascolterò volentieri la relazione di Zeno D’Agostino. Lo devo soprattutto al ministro Delrio, per una questione di rispetto istituzionale. Ma i cinque minuti che l’associazione mette a disposizione di ogni presidente li regalo volentieri a qualcun altro. Gigantismo navale, Via della seta, raddoppio di Suez, opportunità per il Mediterraneo: ha senso portare in assemblea i massimi sistemi, quando non è ancora chiaro il futuro dei porti e delle Authority? Non mi sembra corretto neppure nei confronti di Delrio, che da gentiluomo si è sempre reso disponibile per un confronto genuino, serio. Le vetrine per noi presidenti non dovrebbero essere i 5 minuti di parole, ma essere colme di atti firmati assumendosi responsabilità per il bene dei nostri porti e l’indicazione delle cose che non ci consentono di fare ciò che siamo chiamati a fare. Lo dico con la massima sincerità: preferirei ascoltare il presidente assumersi le sue responsabilità e dettare le linee guida sul ruolo che Assoporti dovrebbe svolgere. E su questo ruolo credo dovrebbe concentrarsi la nostra attenzione».

Quella di Monti non è, al momento, una minaccia di abbandonare l’associazione. «Non voglio sollevare polemiche inutili, né mi interessa avere visibilità. Dico solo che Assoporti dovrebbe rovesciare l’approccio col quale ha convocato quest’assemblea: dovrebbe porsi, e porre con forza alle istituzioni, al ministro competente e al governo, l’interrogativo su che cosa l’Italia stia facendo e dovrebbe fare per far fronte a questi fenomeni devastanti. Assoporti dovrebbe aiutare le istituzioni a capire cosa si può fare in termini di efficienza, di velocità nelle risposte al mercato, alle imprese e soprattutto al lavoro. Non possiamo assumere la legge di riforma come un punto fermo. Dobbiamo avere il coraggio di dire al governo cosa accade sui tempi delle opere, sui tempi di applicazione delle nuove norme, sui tempi dei dragaggi e della burocrazia. Assoporti deve essere in grado con coraggio di fornire al ministro la prova quotidiana che la legge non è un oggetto statico ma la base, ancorché valida, di un processo evolutivo che si attua verificando quotidianamente la sua efficacia nell’impatto con i problemi e con il mercato. Dobbiamo tornare ad avere un ruolo positivo per il paese, indicando cosa c’è da fare, in che tempi va fatto e denunciando la necessità di correzioni e aggiustamenti là dove le cose non funzionano».

Un esempio concreto è quello che sta vivendo Monti a Palermo. «Prendiamo il caso dei dragaggi a Termini Imerese. La caratterizzazione ambientale è stata fatta quattro anni e mezzo fa. Siccome sono passati più di 36 mesi, l’Icram mi chiede di rifarla. Così io butterò via altri sette mesi, dovrò sostenere altri costi, non potrò deviare il traffico pesante da Palermo e soprattutto dovrò respingere due navi. Per carità, sono problemi piccoli rispetto al futuro del canale di Suez. Ma per me sono i veri problemi. Quelli di cui vorrei che si occupasse l’assemblea di martedì».

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