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Spirito: «Il porto di Napoli sta tornando alla normalità» / INTERVISTA

Napoli - Il presidente dell’Authority del Tirreno Centrale: «Necessario accelerare i processi di cambiamento».

Napoli - Presidente Spirito, siamo oramai a fine anno, ci può fare un bilancio del suo primo anno di lavoro alla guida dell’Adsp del Tirreno Centrale?

«Per i porti di Napoli e di Castellammare - spiega il presidente Pietro Spirito - è iniziato un percorso di ripresa verso l’ordinarietà dopo troppi anni di gestione commissariale. La macchina degli investimenti sta tornando a mettersi in moto ed i processi organizzativi si avviano verso la normalità. Per il porto di Salerno, che ha vissuto questo anno nella sua autonomia gestionale e finanziaria, sono state costruite le condizioni per un approdo sereno verso la integrazione nell’Autorità di Sistema, operativa a partire dall’1 gennaio 2018, assicurando una continuità nel percorso di crescita».

Quali le difficoltà superate e quali ancora gli ostacoli lungo il suo cammino?

«E’ stata superata una forza d’inerzia derivante dalla eredità delle gestioni commissariali. Ora bisogna imprimere una velocità di accelerazione ai processi di cambiamento».

Che cosa le fa più paura nel suo lavoro, la burocrazia o talvolta gli ostacoli istituzionali?

«Senza ombra di dubbio individuo nella burocrazia e nelle maglie spesso incomprensibili dei procedimenti giudiziari per le liti civili con le imprese freni indubitabili al lavoro di cambiamento necessario per condurre i porti campani sulla frontiera della competitività e della innovazione».

Una prima vittoria l’ha ottenuta, l’avvio dei lavori per l’escavo dei fondali e contemporaneamente la realizzazione della darsena di levante: che tempi prevede per l’ingresso e l’attracco della prima mega nave portacontainer?

«Tra 14 mesi saranno completati i lavori del dragaggio; la fase preliminare del cantiere e’ servita per la predisposizione degli impianti a terra e per gli interventi di verifica sulla presenza degli ordigni bellici. Se per mega navi intendiamo la dimensione tra 10.000 e 15.000 Teus, i porti di Napoli e Salerno si candidano ad essere un punto di riferimento per il Tirreno centro meridionale. La Campania serve una catchment area di 14 milioni di consumatori, e quindi offre un interessante mercato di riferimento per le compagnie armatoriali e per gli operatori logistici. Proprio per questo motivo realizzare i dragaggi nei due porti in tempi compatibili con le esigenze degli operatori costituisce un obiettivo strategico di primaria rilevanza».

Sta partendo anche il restauro dell’Immacolatella Vecchia, lo storico edificio borbonico ideato dal Vaccaro, mentre si stanno definendo i progetti per la nuova stazione del Beverello: ce ne potrebbe parlare?

«La restituzione di Immacolatella Vecchia (già firmato il contratto con il raggruppamento di imprese che si è aggiudicato l’appalto) alla fruizione pubblica e la costruzione della nuova stazione Marittima passeggeri al Molo Beverello, dedicata al traffico da e per le isole del Golfo di Napoli costruiscono due tasselli strategici per il ridisegno del waterfront, che abbraccia un’area vasta di confine tra Porto e città che comprende il territorio tra Molo S. Vincenzo e piazza del Mercato».

Napoli è un porto polifunzionale in cui, in questo momento cresce il traffico containers, ro-ro e passeggeri per le isole, è in calo invece quello crocieristico: su quale traffico, secondo lei, è preferibile puntare?

«E’ il mercato che decide i segmenti di sviluppo del traffico. Si tratta di cercare di interpretare e comprendere le tendenze in atto, inducendo lo sviluppo di quelle connessioni maggiormente funzionali allo sviluppo competitivo del territorio».

Napoli e Salerno fanno ormai sistema e, rispetto allo scorso anno, se escludiamo il comparto crocieristico, stanno crescendo entrambi: per ottenere migliori risultati sarebbe forse logico e più produttivo differenziarne i traffici e specializzarli su quelli a loro più congeniali?

«Occorre costruire una consapevolezza tra gli operatori che il gioco a somma zero tra due porti limitrofi disperde energie e affievolisce la capacità concorrenziale di intercettare quei segmenti di traffico che oggi sfuggono a chi non è in grado di elaborare una visione strategica di medio e lungo termine».

Con il suo arrivo a Piazzale Pisacane sede dell’Adsp è migliorato il clima tra i dipendenti a vantaggio anche del suo funzionamento?

«Abbiamo lavorato molto su questo aspetto. Il cambiamento culturale e’ in corso, ma sarà necessario ancora insistere per generare quel dialogo tra strutture organizzative e dimensione territoriale dei porti per raggiungere la migliore allocazione delle risorse umane ed il grado più coerente di sinergia tra tutti i collaboratori».

Quali gli obiettivi più prossimi sia per Napoli che per Salerno?

«Per Salerno è cruciale avere garanzia sulla tempistica dei dragaggi, per accogliere navi di maggiore dimensione. Per Napoli va completato il lavoro di costruzione del Masterplan, per individuare le funzioni delle banchine, costruendo una visione al 2030 per lo sviluppo della infrastruttura, sia per il traffico commerciale che per quello passeggeri».

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