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Intrigo internazionale a Genova, Vte conteso da svizzeri e cinesi / RETROSCENA

Genova - Pechino e Ginevra (Msc) pronti a investire sullo sviluppo del porto.

Genova - L’arrivo della Msc Istanbul, la mega portacontainer da 17 mila teu qualche settimana fa, è stato l’antipasto. «Ci saranno altre toccate» conferma Gilberto Danesi, numero uno di Psa in Italia e alla guida del Vte, il principale terminal del porto di Genova. Le banchine tra Pra’ e Voltri quest’anno hanno raggiunto il record storico di traffico: 1,6 milioni di teu. Il Vte è cresciuto del 16,5% rispetto all’anno scorso, trainando i volumi complessivi del porto che sono in continua ascesa. Il numero di navi paradossalmente potrebbe essere diminuito, ma è la capacità di ogni singola unità ad essere aumentata: il Vte diventa il terminal dei giganti del mare. Il nuovo record riflette anche un andamento positivo del fatturato che quest’anno potrebbe arrivare a 170 milioni di euro. «E le prospettive per il 2018 sono buone - spiega Danesi - Il mercato cambia rapidamente, ma il primo trimestre dovrebbe essere migliore rispetto all’anno scorso, perchè i servizi sono già operativi, mentre all’inizio del 2016 erano ancora in fase di ristrutturazione». Il terminal di Psa, il colosso di Singapore che in Italia gestisce il Vte e un terminal a Venezia (Vecon), crescerà ancora nei volumi ed è già pronto nei prossimi mesi, a ricevere altre mega navi non solo di Msc: «È chiaro che tutti guardano al nostro terminal con molto interesse» dice Danesi.


Gli appetiti stranieri
Il Vte fa gola e i risultati acquisiti nel 2017 confermano che il mercato ha cambiato strategia. I porti di transhipment sono in sofferenza - almeno in Italia - mentre quelli di destinazione, come Genova, crescono: «Con le nuove gru abbiamo superato il limite operativo sulle grandi navi - spiega Danesi - E ora anche per le compagnie lasciare in attesa un container su un piazzale, ha meno senso rispetto al passato: è molto più efficiente farlo arrivare direttamente al porto di destinazione». È in questo quadro che il Vte finisce al centro degli interessi strategici dei principali gruppi internazionali. Da qualche settimana, il terminal genovese è al centro di una partita che stanno giocando due grandi capitali dello shipping: Pechino e Ginevra. Msc, dopo aver portato la nave più grande mai arrivata nello scalo genovese, ha deciso di sbarcare al Vte con la gestione di 200 metri di banchina. Gianluigi Aponte, numero uno del gruppo, aveva già ammesso l’interesse per il principale terminal genovese in una intervista al SecoloXIX/TheMediTelegraph: «Noi siamo disponibili, dipende da loro».

La Svizzera corteggia il ponente del porto, dopo aver messo la propria bandierina su buona parte di Sampierdarena, ma a sorpresa non è l’unica pretendente. Perché non è passato inosservato lo sbarco sulle banchine genovesi ad inizio dicembre, del vice primo ministro cinese. L’alto funzionario ha chiesto - e ottenuto - di poter ammirare proprio le gru del terminal di Pra’. Coincidenza? C’è una parte consistente del cluster marittimo - e pure della politica locale - che non crede alla casualità. E così una parte della pioggia di miliardi di dollari che Pechino ha destinato al grande progetto della Via della Seta, potrebbe essere destinata a Genova. Sarebbe un cambio di strategia rispetto alle attuali acquisizioni cinesi che ad oggi hanno puntato più sugli scali di transhipment (come in Grecia con il Pireo).

I dubbiosi mettono in evidenza che Pechino sta già investendo su Vado e che il Vte sarebbe una stranezza. Eppure, confida una fonte molto qualificata, «con i volumi a cui sono abituati in Asia, riempire i due terminal per i cinesi sarebbe uno scherzo». Per ora si muove tutto dietro le quinte del risiko portuale, ma alcuni elementi sono innegabili: Psa ha già dimostrato di saper stringere alleanze forti con entrambi i “pretendenti”. E poi ci sono le recenti riunioni al ministero per cercare di trovare una strada per gestire lo sbarco cinese sui moli italiani. A dicembre ne hanno parlato gli esperti della Struttura di missione di Graziano Delrio, insieme con Ennio Cascetta, numero uno di Ram. I professori si sono dati un altro appuntamento a metà gennaio; si discuterà di come conciliare due esigenze: quella della concorrenza - che nei piani del governo dovrebbe portare nuovi investimenti nei porti italiani - e quella dell’interesse nazionale.

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