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«Concorrenza sleale Genova-Savona? Frutto di situazioni pregresse» / INTERVISTA

Genova - Signorini: «A Confindustria abbiamo risposto subito, ma per cambiare regole serve tempo».

Genova - Due tematiche parzialmente accolte, una respinta al mittente. Con la precisazione che Palazzo San Giorgio già aveva risposto a Confindustria Genova, convocando una riunione «a dicembre, poco dopo aver ricevuto la lettera, con una riunione in cui abbiamo eviscerato i problemi esposti».

Così Paolo Emilio Signorini, presidente del porto di Genova-Savona, risponde in merito alla missiva, datata 22 novembre e pubblicata in esclusiva dal Secolo XIX-The MediTelegraph, in cui il numero uno degli industriali genovesi Giovanni Mondini lamenta una situazione di concorrenza sleale a vantaggio dei terminalisti di Savona, motivandola con concessioni più basse, facilitazioni sul traffico ferroviario e pericolo di monopolio targato Maersk.

«Sulle concessioni, il tema è sensato, ma non di risoluzione automatica - spiega Signorini -. Il decreto 169 che istituisce le Autorità di sistema portuale è chiaro: il nuovo ente eredita le situazioni contrattuali pregresse. Detto questo, uniformare i canoni è sicuramente un punto da affrontare, ma non dimentichiamo che ogni concessione ha una storia e un bando che ne ha determinato il valore in origine. I canoni si possono rivedere, anche al ribasso, ma il lavoro richiede un’istruttoria articolata. Anche perché quegli stessi canoni servono a finanziare le opere pubbliche del porto: banchine, accessi, dragaggi già pattuiti con gli stessi terminalisti. Quanto alle ferrovie - continua Signorini - viene segnalata la situazione per cui l’ex Autorità portuale di Savona avrebbe fornito un aiuto indebito ai privati» tramite l’acquisto di due locomotori e un piano di facilitazioni. Nessun problema se questa situazione fosse stata determinata da un operatore privato, ma Mondini (che visti i temi della sua lettera pare ispirato dalla sezione terminalisti genovesi, guidata da Roberto Spinelli) contesta il fatto che questo aiuto provenga dal pubblico: «È coerente - risponde Signorini - ma è anche un tema delicato. Anche qui, l’Adsp eredita una situazione giuridica pregressa, approvata dal ministero. Però attenzione, Genova-Savona è realmente finora l’unico ente in Italia che ha integrato amministrativamente due ex Authority: non abbiamo dormito, arriveremo anche su queste tematiche, che non sono diventate automaticamente carta straccia con l’entrata a regime dell’Adsp».

Bocciata invece la tesi di Mondini secondo cui la proprietà del gruppo Maersk sui contigui Reefer Terminal e la Piattaforma in costruzione determinerebbe un monopolio danese nel bacino di Vado Ligure: «Ottica risibile, tanto da indebolire la fondatezza del punto sui canoni concessori. Superata - aggiunge Signorini - dalla magnifica sentenza dell’Avvocatura di Stato sul Terminal Rinfuse, in base alla quale abbiamo concesso al gruppo Spinelli, la scorsa estate, l’autorizzazione temporanea su quelle stesse aree. La sentenza in sintesi ci permette di attualizzare l’impostazione della legge portuale 84/94» in base alla quale un terminalista non può avere in concessioni di due compendi con uguale attività nello stesso porto, «adeguando in questo modo la normativa alla mutata sensibilità» del mercato e allargando la condizione prima riferita a un singolo porto ai due sistemi del Mar Ligure. «Un monopolio potrebbe esserci - ipotizza Signorini - se avessimo lo stesso terminalista sia nel Mar Ligure che a Marsiglia».

Gli industriali di Savona per ora non commentano: «Si tratta di una polemica interna all’associazione - dice il direttore generale di Unindustria Savona, Alessandro Berta - prima di prendere eventualmente una posizione pubblica, ci confronteremo nel consiglio di direzione per capire come e se rispondere ai temi posti dal presidente di Confindustria Genova».

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