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«Ravenna sarà il polo italiano del gas naturale» / INTERVISTA

Genova - Ottolenghi: «Pronti nel 2021, saremo i primi in Italia ma arriviamo dopo Barcellona e Marsiglia». Via libera dal ministero dello Sviluppo all’alleanza Pir-Edison per il terminal da 80 milioni di euro.

Genova - Il porto di Ravenna sarà realisticamente il primo in Italia a dotarsi di strutture per lo stoccaggio e distribuzione di gas naturale liquefatto, destinato a camion e navi. Ieri mattina infatti alla conferenza finale di Valutazione d’impatto ambientale presso il ministero dello Sviluppo economico, è stato dato l’ultimo ok alla realizzazione della struttura: «Entro primavera - spiega Guido Ottolenghi, amministratore delegato del gruppo Pir, che costruirà e gestirà i depositi con Edison - dovremmo partire con i lavori, per avere i depositi operativi entro tre anni. L’investimento è di circa 80 milioni di euro per 30-40 occupati a regime. Dal punto di vista del percorso burocratico, devo dire che è stata un’esperienza interessante, perché la pratica è andata a buon fine nell’arco di un anno, in un clima generale di collaborazione e trasparenza».

Rispetto agli altri Paesi europei o mediterranei a che punto è l’Italia in tema gas?

«La direttiva europea che vincola all’utilizzo di carburanti a basso contenuto di zolfo entrerà in vigore nel 2021: oggi siamo agli albori, ma è necessario che qualche soggetto provi a rischiare e investire su queste infrastrutture. Del resto, già ora in Italia le principali compagnie di trasporto su gomma stanno ordinando flotte a gas. In Nord Europa i traghetti con questo tipo di propulsione sono già una realtà, e diversi armatori hanno ordini in cantiere per unità di questo tipo.Comunque già oggi terminal simili a quello che sorgerà a Ravenna sono presenti a Barcellona e Marsiglia, mentre sull’Adriatico è stato annunciato un progetto a Venezia».

Pensate di realizzare altre infrastrutture, magari dall’altro capo delle linee dall’Italia verso Croazia o Grecia?

«Ravenna potrà rifornire l’intero Adriatico, attraverso una flotta di grandi bettoline. Finora sull’altra sponda non c’è un potenziale di consumo che possa giustificare un investimento in depositi di gas».

Armerete voi le bettoline?

«Diciamo che per ora proviamo a fare i terminalisti... e per tornare ai progetti devo dire che noi avevamo già dato la nostra disponibilità a studiare anche a Genova un progetto simile a quello di Ravenna, insieme agli operatori locali».

A Genova avete fatto istanza sul carbonile dell’Enel per spostare i depositi chimici controllati da Pir oggi a Multedo. Come stanno andando le cose?

«L’Authority sta portando avanti un’accurata disamina sul nostro progetto... che per noi ha molti aspetti positivi ma non posso essere io a dirlo. Dal punto di vista politico ci sono interessi divergenti, siamo pronti a esaminare anche le altre collocazioni dei depositi, come quelle lette sui giornali. L’importante è centrare il bersaglio: purtroppo nelle aree di Multedo siamo sempre più in sofferenza, già a settembre avevamo detto di essere con le spalle al muro. La situazione non è cambiata» .

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