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«Pochi controlli sull’autoproduzione» / INTERVISTA

Genova - Il nuovo segretario ai porti della Fit-Cisl Liguria. Traverso: «Nella trattativa con i big il sindacato deve puntare sulla formazione» .

Genova - «Credo siamo a un cambio di passo storico per la portualità ligure: stanno cambiando soprattutto le dimensioni dei soggetti che controllano le banchine, e proprio per questo è fondamentale che i sindacati siano fortemente presenti». Davide Traverso è il nuovo responsabile Porti della Fit Cisl ligure: ritorna in banchina dopo anni di coordinamento marittimi, alla vigilia dello sciopero di giovedì. «Per lungo tempo - prosegue Traverso - la trattativa in Liguria è stata con imprese medie e medio-grandi. Domani, penso a soggetti come Maersk o Msc, ci siederemo al tavolo con manager di multinazionali, e per questo dobbiamo avere un mandato forte. C’è un fattore automazione che dobbiamo valutare attentamente: tra 10 anni il lavoro sarà completamente cambiato, il sindacato non può combattere questo processo, ma può accompagnarlo. Lo strumento è la formazione: un lavoratore non deve più valere uno. Deve valere dieci».

Recentemente Assarmatori ha risollevato il tema dell’autoproduzione nei porti.

«Il tema dell’autoproduzione è una questione di sicurezza in primis, e poi di correttezza: non si può fare concorrenza con il dumping sociale».

Però a Genova pare che rizzaggio e derizzaggio facciano comodo alla Culmv: attività che servono a tenere alti i numeri dei soci...

«Ma non è vero. Si tratta di attività che riguardano tutti i lavoratori: dei terminal come della Compagnia. Se il lavoro lo fa il marittimo e non il portuale, sono soldi che non riceve il portuale. Se non lo fa la Culmv è pure dumping a carico dello Stato. Se il marittimo è costretto a rizzare e derizzare il carico, magari per un extra di tre dollari e nelle ore di riposo, è un problema di sicurezza per tutti. Autorità portuale e marittima su questo dovrebbero organizzare controlli più intensivi. E la Compagnia è strutturata così perché deve rispondere alle esigenze di flessibilità dei terminalisti, con professionalità di tutti i tipi».

A Savona l’autoproduzione è consentita.

«Sì, ed è inaccettabile. Ma anche a Genova, Gnv opera in parziale auto-produzione. Il problema, è che su questo punto ci siano regole chiare e controlli, ma i sindacati possono fare solo un pezzo. Il resto spetta alle aziende e chi deve fare i controlli».

Intanto avanza tra i terminalisti l’ipotesi dell’acquisizione della Pietro Chiesa.

«A me piacerebbe che con quattro banchine fuori uso in porto i terminalisti parlassero delle infrastrutture inesistenti, della difficile circolazione interna, della sicurezza. Sulla Pietro Chiesa ricordo che stiamo parlando di persone con famiglie, che ogni giorno devono leggere sui giornali ipotesi e illazioni sul loro futuro. Non penso sia corretto, e la pazienza ha un limite».

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