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«Chi non vuole le crociere dica come salvare il lavoro» / IL COLLOQUIO

Civitavecchia - «Se qualcuno mi garantisce anche un solo posto in più rispettoa quelli che oggi le crociere sono in grado di offrire a Venezia, allora possiamo anche pensare di rinunciare alle grandi navi». Così Pino Musolino, presidente dell’Autorità portuale veneta

Civitavecchia - «Se qualcuno mi garantisce anche un solo posto in più rispetto a quelli che oggi le crociere sono in grado di offrire a Venezia, allora possiamo anche pensare di rinunciare alle grandi navi». Pino Musolino, presidente dell’Autorità portuale veneta, difende la scelta di affidare ad un algoritmo il sistema che rende la laguna a numero chiuso, almeno per le crociere: «Anche perché per noi il settore vale 5.400 posti di lavoro. Abbiamo concertato questa soluzione con tutti gli enti e rappresenta un inizio. Ora spero che i tasselli possano essere completati».

Gli altri pezzi del puzzle arriveranno in «minimo tre, massimo cinque anni». Tanto è il tempo che servirà per dragare il Canale Vittorio Emanuele e costruire il nuovo terminal crociere nella zona industriale a Marghera. «L’algoritmo è una soluzione temporanea» ripete Musolino. Il rischio è che però il tempo che servirà per trovare una soluzione definitiva sia troppo: «Ma questa è la terra del Mose e non si può permettere di fare opere pubbliche senza seguire tutti i percorsi indicati. Ci vorrà tempo, ma dobbiamo fare le cose per bene. Lo devono capire tutti, anche le compagnie», dice a margine del Forum organizzato a Civitavecchia dal MediTelegraph.

Musolino è convinto che più che la fretta, serva un progetto «ben strutturato, in grado di dare prospettive al settore a Venezia». Il progetto preliminare arriverà presto, entro quest’anno, e a preoccupare Musolino non sono tanto «i ricorsi, che nel nostro sistema sono quasi certi, ma che abbiamo già calcolato: siamo convinti comunque di chiudere tutto tra il 2021 e il 2022, con il pacchetto completo». Il presidente dell’Authority guarda con preoccupazione a Roma, al nuovo governo che ancora non è stato formato e all’impossibilità di «avviare un dialogo» con il successore di Graziano Delrio al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: «Oggi l’attenzione è alta soprattutto sulla fase dei dragaggi: da noi le cose sono complicate, basti pensare a come dobbiamo trattare i fanghi e a tutte le autorizzazioni necessarie». Sui soldi per realizzare le opere necessarie e arrivare al 2022 con la soluzione realizzata, Musolino ricorda che la gran parte dovrà arrivare dallo Stato: «in totale parliamo di circa 200 milioni di euro, ma c’è un ragionamento che coinvolge anche le compagnie». La parte finanziaria è da costruire, ma senza governo è tutto più difficile.

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