SERVICES

«Mediterraneo: segnali positivi da Turchia, Tunisia e Marocco» / INTERVISTA

Genova - «Le economie del Mediterraneo orientale e le opportunità di scambio tra le economie mediterranee hanno un potenziale di crescita notevole», dice Antonio Barbara, general manager di Intermodal Marine Terminal.

Genova - Qual è l’area geografica che, in base alla sua esperienza, sta crescendo di più nel bacino Mediterraneo? «Le economie del Mediterraneo orientale e le opportunità di scambio tra le economie mediterranee hanno un potenziale di crescita notevole - dice Antonio Barbara, general manager di Intermodal Marine Terminal, Genova - in parte ancora non attuale. Oltre alla Turchia (dove il commercio in container e ro-ro cresce a due cifre, guadagnando quote anche su traffici tradizionalmente tutto gomma), segnali positivi arrivano dalla Tunisia e dal Marocco. Mentre si spera che arrivino presto periodi di pace, stabilità e ricostruzione per la Siria e la Libia. Lo sviluppo di maggiori (e migliori) infrastrutture ferroviarie e stradali renderanno il Mare Nostrum sempre più vicino ed accessibile ai paesi limitrofi ed a quelli che affacciano sul mar Nero».

Quali rischi può correre l’economia nel Mediterraneo a causa della politica dei dazi promossa dagli Stati Uniti?
«Le politiche protezionistiche ed autarchiche non sono certamente un fattore di sviluppo per il commercio internazionale. Queste azioni portano ad un maggior costo dei beni protetti proprio a danno delle aziende e dei consumatori locali, oltre che ad una minore spinta alla ricerca dell’efficienza produttiva. In un mondo dove le distanze culturali e le abitudini di consumo tendono ad uniformarsi, è anacronistico ragionare su un incremento di protezione. Non credo possa essere una seria strategia di politica economia di lungo periodo, sembra più che altro un’azione mirata alla ricerca (o al mantenimento) di consensi elettorali. In questo scenario, tuttavia i Paesi del Mediterraneo possono beneficiare di una maggiore competitività e guadagnare posizioni di mercato, inserendosi nelle direttrici di scambio Oriente/Occidente».

Quale politica economica dovrebbe intraprendere l’Italia per intercettare i traffici di merci provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente?
«L’Italia deve evolvere in una direzione business friendly! L’azione dello Stato deve essere volta a fornire regole chiare ed attuali, a farle rispettare in tempi brevi e certi, a favorire gli scambi commerciali ed intellettuali. L’impresa non ha bisogno di incentivi a breve termine ma di supporto, velocità d’azione e prossimità ai mercati internazionali. L’illimitata ed a volte ostinatamente miope tutela di piccoli diritti particolari, limita lo sviluppo ed impoverisce tutto il Paese. L’adeguamento infrastrutturale è fondamentale per mettere in comunicazione le persone e per scambiare le merci. Senza infrastrutture, le nostre imprese sono confinate in un territorio senza possibilità di crescita e senza possibilità di intercettare il valore generato dagli scambi internazionali di cui avremmo il pieno diritto “geografico”: così si resta fuori dallo sviluppo e dalla crescita. Abbiamo bisogno di regole chiare ed applicate in modo omogeneo, di discutere e programmare in visione strategia le necessità infrastrutturali del Paese e di realizzare velocemente e senza sprechi quanto pianificato: non si può mettere sempre e costantemente tutto in discussione… per non fare mai niente! Genova, una volta terminato il Terzo valico, può diventare la principale porta d’ingresso delle merci per tutto quello che transita dal Mediterraneo, diretto sia in Italia, sia nel centro Europa».

Quanto possono ancora crescere i traffici marittimi nell’area mediterranea?
«Se i traffici commerciali sono un indicatore della crescita, la crescita del Mediterraneo non può prescindere dalla stabilità politica delle nazioni che vi si affacciano e dalla loro capacità di utilizzare efficientemente il mare ed i collegamenti intermodali. A Trieste, ad esempio, si è costruita un’alternativa efficiente al tutto gomma sui collegamenti tra la Turchia ed il Centro-Nord Europa, creando valore e lavoro in Italia. Una politica nazionale di maggior supporto ai trasporti multimodali nave-treno-camion permetterebbe di ampliare il mercato di riferimento dei porti italiani, ne accrescerebbe la visione europea e li porrebbe al servizio di un territorio ben più vasto di quello servito oggi (sottolineo, creando valore e benessere per il territorio)».

Come si rapporta la vostra azienda con le nuove sfide del mercato?
«IMT sta vivendo una fase di nuova apertura al mercato, oltre che di riorganizzazione ed adeguamento infrastrutturale. I lavori di riempimento della banchina compresa tra i ponti Canepa e Ronco sono ripresi. Entro il 2019 è prevista la consegna del primo lotto di lavori che consentirà la disponibilità di tutti i 700 metri di banchina in testata Ronco, cui si aggiungono i 400 metri c.a. della Canepa Ponente ed i 275 metri dell’ormeggio dedicato ai rotabili della banchina Ronco Ponente. Entro il 2020 è prevista la consegna all’operatività di tutto il terminal, che potrà contare sulla piena disponibilità di una superfice regolare di 365.000 metri quadrati, a servizio del layout operativo definitivo e l’ordine di 3 ulteriori gru di banchina a sostegno di una maggiore capacità e velocità produttiva. Nel frattempo, in una visione di attenzione e cura alle esigenze del cliente, ai tradizionali servizi di imbarco e sbarco merci, si sono affiancati i servizi di trasporto intermodale (oltre 20 partenze settimanali da e per Dinazzano, Segrate, Vicenza e Brescia) e su gomma. Il fascio ferroviario è un altro punto strategico nel futuro lay-out e sarà rivisto, portando sotto RMG sei linee di binari: questo è uno dei nostri punti forti, da sempre. I servizi di rizzaggio, riempimento, svuotamento e magazzinaggio sono resi direttamente ed all’interno del terminal (quindi “a chilometro zero” e senza i costi ed i rischi del trasferimento, in un’ottica di one stop shop). Per agevolare le linee ad una pronta ed efficiente consegna di contenitori idonei al carico, abbiamo appena aperto un rapido servizio di manutenzione e riparazione dei contenitori vuoti all’interno del terminal (di nuovo, “a chilometro zero” e senza i tempi e i costi del trasferimento a deposito). Lo sviluppo di tempi e modalità di servizio più vicini alle esigenze della merce e dei clienti passa anche per gli investimenti, in parte già realizzati, di rinnovamento dell’equipment (tra gli altri, nuovi mezzi di piazzale, revamping delle gru, nuovi trattori e trailer portuali) e di potenziamento dell’organico con l’assunzione, da ultimo, di 16 giovanissimi lavoratori. Il terminal che è tradizionalmente ben collegato con i principali porti del Mediterraneo, West Africa, South-East Africa, Golfo, Middle East, India-Pakistan, Nord Africa, si è recentemente arricchito di un nuovo servizio della Msc che rafforzando ulteriormente i collegamenti sull’Est-Med, ha un focus particolare e vantaggioso su Turchia e Mar Nero, oltre che collegamenti world wide via Gioia Tauro e Pireo».

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››