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«Investire sulla “smart-ship”? Non deve costare più del 15% di una normale» / IL FORUM

Genova - Esperti a confronto: i risparmi, le strategie e l’esperienza parallela sui binari.

Genova - È ancora difficile capire se le navi a guida autonoma, i cui primi prototipi saranno operativi entro un paio d’anni, costituiranno un investimento conveniente per gli armatori: «Analizzando i costi operativi di un’unità di medie dimensioni, i risparmi generati dall’utilizzo di sistemi di guida autonoma potrebbero ammontare da un minimo di tre a un massimo di sette milioni di dollari nell’intera vita utile del mezzo - calcola Fabrizio Vettosi, amministratore delegato del fondo Venice Shipping & Logistics (Vsl) -. Questa cifra equivale al 10-15% del costo medio di una nave tradizionale della stessa dimensione. Quindi - ha aggiunto - eventuali navi autonome potranno essere convenienti se il loro costo finale sarà superiore al massimo del 10-15% rispetto a quello di un’unità normale».

Nuove strategie
L’ingresso, seppur graduale, delle navi-drone sul mercato non riguarda solo però questioni di tipo economico: ci sono altri elementi che prescindono dalla mera analisi costi-benefici, spiega Massimo Leonardo, manager Strategy della società di consulenza e revisione PricewaterhouseCooper (Pwc). Trattandosi di una rivoluzione in grado di destabilizzare le basi dell’industria della navigazione (come è successo per l’introduzione della propulsione a vapore, o l’utilizzo del container) le navi-drone potrebbero dare l’opportunità a soggetti nuovi di entrare nel processo produttivo, con nuove professionalità: ad esempio quelle società che oggi producono la tecnologia necessaria proprio alle sperimentazioni attualmente in corso. Nel contempo, gli operatori tradizionali del settore dovranno rivedere la loro posizione, e capire su quale piano giocare la sfida con i soggetti che si affacciano su una catena logistica totalmente innovativa.

Cosa fanno “gli altri”
Come il settore aeronautico, anche quello marittimo beneficia di un alto livello di internazionalizzazione, certamente più del trasporto su strada, pesantemente vincolato a codici spesso molto diversi da Paese a Paese. Gli spazi per la sperimentazione esistono, benché oggi il settore più avanzato sotto questo punto di vista sia quello ferroviario: un’esperienza riportata ieri da Ansaldo Sts, società genovese controllata dal gruppo Hitachi che più di 20 anni fa cominciò a progettare le prime metropolitane a guida autonoma, e che ha recentemente completato una linea in Australia per la società mineraria Rio Tinto di oltre 100 chilometri con treni lunghi 2,5 chilometri, totalmente automatizzata: «La compagnia - dice Alfredo Drago, responsabile dell’unità Sviluppo operazioni di Sts - ha dovuto sostituire l’intero parco locomotive, un grosso investimento, ripagato però da più certezze sulla sicurezza. Allo stato attuale, i parametri nel nostro settore prevedono un evento ogni miliardo di ore. Sono abbastanza sicuro che ci potranno essere dei travasi di competenze e di esperienze tra il settore ferroviario e quello marittimo».

Nuovi mezzi, nuove forme.
Drago porta a un’ulteriore conclusione: i mezzi che si muovono senza personale a bordo avranno anche nuove forme, ma almeno nel trasporto passeggeri la presenza umana non può essere del tutto esclusa: così è stato per le metropolitane, dove i piloti nei fatti sono stati sostituiti a figure di assistenza alle persone in viaggio.

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