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E in Norvegia Wärtsilä sperimenta il traghetto che attracca “da solo” / IL FORUM

Genova - Dieci tentativi nel piccolo porto di Sunde, tutti andati a buon fine.

Genova - L’ultimo test è stato effettuato ad aprile. Quello condotto solo qualche mese prima era totalmente virtuale e c’era qualche apprensione per la prova su acqua.

A 2 chilometri dal molo del porto di Sunde, in Norvegia, gli ingegneri di Wärtsilä hanno dato l’ok al comandante che ha letteralmente alzato le mani dal timone del traghetto e ha aspettato che la nave attraccasse in totale autonomia. È il nuovo sistema di autodocking che il gruppo finlandese sta provando e che ormai è ad un passo dal mercato. Sui dieci tentativi effettuati con il traghetto «ovviamente senza passeggeri a bordo» come ha ricordato Egil Hystad, general manager market innovation di Wärtsilä Norway - tutti sono andati a buon fine. L’industria crede all’automazione, un po’ per marketing, ma soprattutto per il livello tecnologico raggiunto. Al forum di ieri c’erano i big del settore. Rolls Royce, uno dei big player dello shipping, ha una tabella cronologica intende rispettare: «Parte con le navi autonome nel 2013 che erano a quel tempo allo stadio di vision - ha spiegato Henrik Grönlund, sales manager for remote & autonomous operations di Rolls Royce - sino al lancio dell’intelligent awarness di quest’anno». È un sistema che permette di evitare la collisione tra navi su rotte particolarmente trafficate, aumentando così la sicurezza degli equipaggi impegnati in manovre complicate e faticose anche dal punto di vista fisico. L’efficienza e la riduzione dei costi invece guidano l’idea alla base dell’automatic crossing system che permette un’impostazione ottimale della rotta per velocità e riduzione del carburante. I campi di applicazione della totale autonomia attualmente sono limitati ad alcuni settori: è già realtà, ad esempio, il rimorchiatore a controllo remoto di Svitzer. La linea temporale di Rolls Royce non va in affanno quando si tratta di predire l’entrata in servizio delle autonomous ships: «Il 2020 sarà l’anno delle navi a controllo remoto, cinque anni dopo toccherà ai cargo autonomi» e nei dieci anni successivi toccherà alle rotte deep sea, quelle che ttraversano gli oceani e collegano i continenti.

Il fattore economico è il grande driver della rivoluzione autonoma. Lo spiega Peter Due, l’uomo che per Kongsberg segue i progetti dell’automazione. Oltre a Yara Birkeland, il gruppo norvegese sta sviluppando una serie di navi-drone per i diversi utilizzi nei porti. Persino una unità per contrastare gli incendi a bordo delle navi: è più sicura per questo tipo di operazioni pericolose. La safety è quindi l’altro pilastro che guida l’introduzione della tecnologia nel settore dello shipping. Manca ancora la safety, il vero buco nero: la nave autonoma è ancora legata ala vulnerabilità agli attacchi degli hacker. Su quel fronte ci sono meno certezze.

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