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Dazi, entra nel vivo la pericolosa battaglia Usa-Ue / FOCUS

Bruxelles - I jeans Levi’s, le motociclette Harley Davidson, il succo d’arancia e il burro d’arachidi «made in Usa» rischiano di costare di più.

Bruxelles - I jeans Levi’s, le motociclette Harley Davidson, il succo d’arancia e il burro d’arachidi «made in Usa» rischiano di costare di più, dopo l’entrata in vigore oggi delle contromisure dell’Unione europea ai dazi imposti dagli Stati Uniti contro le esportazioni europee di alluminio e acciaio. Nella lista dei prodotti Usa a cui si applicherà un dazio del 25% compaiono ovviamente diversi prodotti legati all’alluminio e all’acciaio. Ma la Commissione ha scelto di colpire anche i simboli dell’America per reagire all’offensiva protezionista di Donald Trump: bourbon, whisky, sigari, sigarette e altri prodotti del tabacco; jeans e magliette di cotone; vari tipi di succo d’arancia e di mirtillo, di riso parboil e di mais confezionato; motociclette sopra i 500 cm3 di cilindrata, imbarcazioni e yacht, motori per barche, canoe e carte da gioco (l’unico prodotto con un dazio aggiuntivo limitato al 10%). Il valore complessivo delle esportazioni americane che subiranno la rappresaglia europea è di 2,8 miliardi di euro. Un’altra lista di prodotti da 3,5 miliardi di euro è pronta, con i dazi che entreranno in vigore se e quando l’Organizzazione mondiale del commercio darà ragione all’Ue sul ricorso presentato contro gli Stati Uniti.

«La decisione unilaterale e ingiustificata degli Usa di imporre tariffe su acciaio e alluminio contro l’Ue non ci ha lasciato altra scelta», ha spiegato mercoledì la commissaria del Commercio, Cecilia Malmstrom: le contromisure sono «proporzionate e pienamente in linea con le regole del Wto». Ma a Bruxelles e nelle capitali dell’Ue si inizia a temere una contro-rappresaglia di Trump, che potrebbe andare a colpire un settore molto più strategico per l’economia europea: le automobili. «Il rischio di escalation verso una vera e propria guerra commerciale è reale», spiega una fonte europea, sottolineando «la totale imprevedibilità di Trump». Il presidente americano ha accusato l’Ue di concorrenza sleale perché impone tariffe molto più alte degli Usa sulle importazioni di automobili. Gli Usa hanno un dazio del 2,5% sulle auto assemblate in Europa, mentre l’Ue impone una tariffa del 10% sulle auto costruite negli Usa. La Commissione ha risposto ricordando che gli Usa hanno dazi molto più alti per i camion prodotti in Europa. A maggio l’amministrazione americana ha deciso comunque di lanciare un’inchiesta formale per valutare le se importazioni di auto e camion stiano indebolendo l’economia Usa e possano avere ripercussioni sulla sicurezza nazionale. I risultati potrebbero portare a nuovi dazi del 25%, che andrebbero a colpire una delle principali esportazioni Ue negli Usa. Solo in Germania, il costo delle tariffe di Trump sulle auto potrebbe arrivare a 5 miliardi, secondo i calcoli dell’Ifo Institute for Economic Research.

Il governo di Berlino è stato tra i più attivi nel corteggiare gli Usa per tentare di disinnescare il pericolo di un’escalation. Non solo la cancelliera Angela Merkel è volata a Washington per incontrare Trump a maggio, appena prima dell’entrata in vigore dei dazi su alluminio e acciaio: il suo ministro dell’Industria, Peter Altmaier, ha più volte evocato la possibilità di un accordo commerciale per cancellare le tariffe sui prodotti industriali. Secondo il Wall Street Journal, dopo una serie di incontri con l’ambasciatore americano a Berlino Richard Grennel, le principali case automobilistiche tedesche sosterrebbero l’idea di azzerare i dazi nel settore auto su entrambe le sponde dell’Atlantico nell’ambito di un più ampio accordo commerciale per cancellare le tariffe sui prodotti industriali. La Commissione e altri paesi non sono contrari a un «mini-Ttip», ma insistono perché sia allargato a altri settori di interesse europeo come gli appalti pubblici e non vogliono negoziare con la pistola dei dazi Usa puntata alla tempia. Tuttavia i segnali di escalation di Trump contro l’Europa si moltiplicano. La scorsa settimana il Dipartimento del Commercio Usa ha annunciato la possibilità di nuovi dazi contro le olive spagnole, sostenendo che vengono vendute in America a un prezzo inferiore al loro valore grazie ai sussidi pubblici. La decisione finale è attesa il 24 luglio.

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