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Siri: «Dobbiamo rafforzare porti e retroporti»

Roma - Gli investimenti in infrastrutture, selezionati in base a criteri di efficienza, scorporati dal calcolo del deficit e la richiesta a Bruxelles di poter sforare il deficit per tre anni sin quasi al 3%, almeno sulla carta, per far decollare la flat tax.

Roma - Gli investimenti in infrastrutture, selezionati in base a criteri di efficienza, scorporati dal calcolo del deficit e la richiesta a Bruxelles di poter sforare il deficit per tre anni sin quasi al 3%, almeno sulla carta, per far decollare la flat tax. È la ricetta che propone Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture e ai trasporti e consigliere economico di Matteo Salvini, ha illustrato in un’intervista a La Stampa e Il Secolo XIX. «Per sostenere la crescita spiega - bisognerebbe scorporare dal deficit tutti gli investimenti in infrastrutture. Poi siccome c’è una preoccupazione, giusta o sbagliata che sia, sul fatto che alcune opere sono rimaste incompiute o che alcune di queste possano realizzarsi in tempi biblici, sarebbe utile fare uno screening di tutte le opere da realizzare in base a criteri di efficienza ed economicità, e su quelli che passano la verifica chiedere che le spese non vengano conteggiate nel deficit». Quali opere potrebbero ottenere il requisito di «investimento di mercato» e cosa no? «Non farei esempi, per evitare di aprire dei fronti che poi può essere complicato gestire. Certamente però il nostro Paese ha il problema di rafforzare il suo sistema logistico: siamo la naturale cerniera di collegamento di tutto il traffico che arriva dall’Estremo oriente verso il Nord Europa e per inadeguatezza infrastrutture molti di questi traffici continuano ad andare verso i porti del nord Europa con un aumento dei costi e dei tempi di percorrenza. Se ci guardiamo intorno vediamo che gli spagnoli hanno concluso l’alta portabilità da Gibilterra verso Duisburg per intercettare le grandi navi che arrivano da Suez e la stessa cosa stanno facendo i cinesi col Pireo».

E noi? «Noi dobbiamo adattare i fondali di alcuni porti del Sud, realizzare efficienti retroporti a Genova e Trieste, poi va affrontata la questione di Venezia e quella di Bagnoli. C’è tanto da fare. E sono tutte cose che possono rappresentare un volàno per la nostra economia». «Il punto sarà trovare quella gradualità necessaria per dimostrare che stiamo facendo le cose in modo serio - ha continuato Siri -. Per questo io ho proposto chiedere alla Commissione europea la disponibilità a concederci una flessibilità sul deficit almeno sulla carta, perché provvedimenti come la pace fiscale o l’alienazione del patrimonio pubblico, in quanto una tantum non possono essere messe direttamente a copertura. In pratica dovremmo riuscire ad ottenere da Bruxelles la possibilità di alzare il livello del deficit con l’obiettivo poi di non dover utilizzare anno per anno questo margine in più, perché le coperture arriverebbero poi dalle entrate straordinarie. E così potremmo restare sotto il 3%».

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