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Riecco i burocrati, finita al Mit l’era dei professori

Roma - I ministeriali, di carriera o per incarico politico, lo sanno bene: quando un ministro apre la porta per uscire, entra un vortice d’aria che rivoluziona tutti quegli equilibri faticosamente costruiti negli anni di servizio con l’ultima legislatura

Roma - I ministeriali, di carriera o per incarico politico, lo sanno bene: quando un ministro apre la porta per uscire, entra un vortice d’aria che rivoluziona tutti quegli equilibri faticosamente costruiti negli anni di servizio con l’ultima legislatura.

È lo spoil system, l’adrenalina dei palazzi romani, prima che tutto torni routine, anche se con protagonisti diversi. E l’intensita del terremoto è proporzionale alle ere politiche: il cambio della guardia al ministero dei Trasporti non è stato indolore. L’era di Graziano Delrio è finita, ora tocca a Danilo Toninelli. Dalla stretta osservanza Dem ai grillini, per burocrati e boiardi è iniziata la nuova stagione. Per ora però senza grosse sorprese. Dicono infatti i bene informati che, in attesa della delega ai porti per il sottosegretario ligure Edoardo Rixi, la prima testa a cadere sia stata quella della Struttura di Missione. Il regno che fu di Ercole Incalza, defenestrato da Delrio che mise a guardia di quel feudo il fedelissimo Ennio Cascetta (poi premiato con la presidenza di Ram aggiunta a quella di Metropolitana di Napoli), per un anno è stato nelle mani del professor Catalano. L’epoca dei professori è però finita e i grand commis del ministero possono ora riprendere le redini del potere. Alberto Chiovelli è infatti in pole position per occupare il vertice della Struttura di Missione. Alto dirigente del Mit, capo dipartimento, Chiovelli ha una lunga carriera nei trasporti. A lui dovrebbe toccare la ricostruzione degli uffici dopo l’era dei professori di Delrio.

Con lo spostamento di Chiovelli, si libera un posto per l’ambita poltrona di direttore generale. La guerra di successione avrebbe portato ad un rivoluzione più complessiva, con il cambio al vertice dei due pilastri del Mit: la direzione generale dei trasporti e quella delle infrastrutture. I due nomi che potrebbero essere ufficializzati nelle prossime ore, centrano in pieno le quote rosa. E rispettano anche l’effetto sorpresa. Quando negli austeri uffici del ministero hanno sentito sussurrare il nome della papabile per l’elezione a direttrice generale dei Trasporti - quella che si occupa anche dei porti- in molti hanno realizzato che la ruota gira, ma è imprevedibile: Elisa Grande infatti, oggi alla presidenza del Consiglio, è stata in auge con Delrio per qualche tempo. Messa a capo del legislativo, sembrava destinata ad una carriera rapida e vertiginosa a Palazzo Chigi. Pare però che il nuovo dominus della Presidenza, Giancarlo Giorgetti abbia preferito un trasferimento di ritorno al Ministero, avendo altri piani per gli uffici di Via della Mercede.

L’altra direzione generale, quella delle infrastrutture, dovrebbe invece andare ad Assunta Luisa Perrotti, capo di gabinetto di Andrea Camanzi all’Authority dei Trasporti. La dirigente lavora con il presidente dai tempi dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici prima che diventasse Anac. Il curriculum racconta una carriera tutta ministeriale, partita dal gradino di funzionario, in procinto di concludersi adesso con la scalata al vertice di un importante dicastero

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