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Via della Seta africana, le opportunità in Italia

«I 60 miliardi di dollari, parte di un progetto da 1.000 miliardi, investiti in Africa potrebbero - risponde il presidente di Confetra, Nereo Marcucci - radicalmente influenzare il ruolo svolto dal continente africano nell’ambito della Belt and Road Initiative».

L’AFRICA è il continente più vicino all’Italia, ma spesso appare come una promessa mancata.

Che cambiamento possono portare gli annunciati finanziamenti cinesi in infrastrutture per inserire il continente africano nella Via della Seta?

«I 60 miliardi di dollari, parte di un progetto da 1.000 miliardi, investiti in Africa potrebbero - risponde il presidente di Confetra, Nereo Marcucci - radicalmente influenzare il ruolo svolto dal continente africano nell’ambito della Belt and Road Initiative. Con il supporto di Srm –Studi e ricerche per il mezzogiorno – abbiamo recentemente costituito un osservatorio al quale collaborano professionalità e competenze nazionali e europee per monitorare l’evoluzione del progetto e magari riflettere su qualche proposta utile al negoziato Europa/Cina finalizzato a offrire alla nostra industria e alla nostra logistica qualche opportunità tra quelle prodotte dall’attraversamento di parte dell’Africa del “nastro trasportatore” virtuale cinese».

Il recente ampliamento del canale di Suez può essere una prospettiva di sviluppo per il mondo marittimo-portuale del nostro Paese?

«Dai dati pubblicati dalla Suez Canal Authority è stata elaborata una sintesi dei Paesi che maggiormente utilizzano il canale per le loro esportazioni/importazioni; da questo emerge che il totale delle merci in arrivo e partenza dai nostri porti è rimasto sostanzialmente invariato con un leggero incremento (+0,9%) nel periodo 2016-2017 a differenza degli altri Paesi considerati che si affacciano sul bacino del Mediterraneo (Egitto e Grecia). Al contrario, la Spagna nel medesimo periodo ha segnato una diminuzione pari al -6,8%. Da segnalare l’incremento del 14,8% registrato dai Paesi Bassi a ulteriore dimostrazione che la “prossimità” mediterranea della penisola non è da sola sufficiente ad attirare maggiori quote di quel traffico».

La guerra dei dazi rischia di influire sul commercio dell’Italia?

«Spero che ci sia tanto di tattico nel confronto in corso tra i Grandi del mondo. Se si intende riequilibrare la divisione internazionale del lavoro a favore dell’Occidente che ha esportato know how e importato disoccupazione, bassi salari e in molti casi bassi margini, i dazi sono un mezzo e non un fine. Se si ritiene di dover compiere una inversione ad U dovremo ricordarci che gran parte dei componenti dell’export industriale tedesco sono prodotti nel Nord Ovest italiano, che l’export di grande qualità ha valori elevatissimi (quello via aerea il 38% del globale) ma rappresenta il 2% in volume (ed i volumi fanno occupazione) e che la crescita di mercati alternativi è soggetta a mille pulsioni guerriere».

L’Italia ha vissuto un lungo periodo di rallentamento dell’economia e dei traffici. Che situazione e che prospettive indicano i dati più aggiornati di Confetra sull’industria della logistica e dei trasporti?

«Dall’analisi di alcuni macro-indicatori forniti dall’Istat come il report sul Fatturato dei Servizi del II trimestre 2018 è possibile rilevare un lieve rallentamento del settore “Trasporto e Magazzinaggio” determinato da un calo del trasporto marittimo».

La tragedia di ponte Morandi ha reso ancora più evidente la carenza infrastrutturale dell’Italia. Quali sono le prospettive per il futuro?

«A quelle carenze infrastrutturali era programmato si ponesse rimedio. Spero che si continui. A distanza di tre settimane dobbiamo prendere atto che da parte del Governo non si ritiene necessaria l’istituzione di una unità di crisi. Posso dedurne che sarà il Mit a definire quali siano – tra le tante – le proposte utili ad affrontare le diverse conseguenze del “post Morandi” che sono certamente i problemi degli sfollati e quelli della ricostruzione ma anche quelli del modo migliore di mantenere a galla in un mare in tempesta il porto di Genova. Alla ricostruzione del ponte dovrebbe accompagnarsi l’avvio della realizzazione della Gronda e dell’ulteriore avanzamento del Terzo Valico, opere indispensabili per dare una prospettiva di lungo periodo al sistema produttivo del Nord Ovest. Sulla questione cruciale delle infrastrutture sarà incentrata la nostra Assemblea pubblica del 17 ottobre, in occasione della quale sarà presentato un ragionato Position Paper “Check-up log: le infrastrutture strategiche per il trasporto e la logistica”. Nell’Agorà si confronteranno imprenditori e managers pubblici. Avremo il privilegio delle conclusioni del ministro Toninelli».

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