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Gallozzi: «L’unione Napoli-Salerno? Funziona» / INTERVISTA

L’imprenditore campano: «Temevo che il nostro scalo venisse trascurato, ma non è stato così».

Come sta andando il porto di Salerno? «Gli ultimi dati ufficiali dell’Autorità di sistema portuale confermano che il traffico commerciale nei porti di Napoli e Salerno continua a manifestare una rilevante crescita, iniziata a partire dal 2016 - risponde Agostino Gallozzi, presidente del gruppo Gallozzi e del Salerno Container Terminal, creatore della Marina di Arechi realizzata dall’archistar Santiago Calatrava, già presidente di Assoindustria Salerno -. Le tendenze dei singoli scali possono variare, ma il sistema va pensato nel suo complesso. E si tratta di un sistema che denota segnali molto incoraggianti».

Qual è l’apporto di Sct al movimento dello scalo salernitano?

«Il nostro terminal movimenta circa l’80% dei contenitori lavorati nello scalo salernitano. Ma credo che l’apporto reale di Sct debba essere valutato soprattutto dal punto di vista dei servizi e dei collegamenti che rende disponibili per il sistema economico e produttivo non solo del territorio provinciale, ma di una vasta area che comprende diverse zone di Puglia, Calabria, Lazio, Abruzzo e Molise. Va detto che Salerno è il porto meridionale con il maggiore numero di collegamenti marittimi che attraversano l’Atlantico ogni settimana. A questi vanno aggiunti quelli verso Mediterraneo, Nord Europa, Estremo e Medio Oriente, India, Cina, Australia, Africa. Oltre 20 partenze alla settimana».

Ora che i porti di Napoli e Salerno sono sotto un’unica Adsp quali sono svantaggi e vantaggi?

«Relativamente al traffico contenitori, la convergenza in un’unica Adsp ha permesso al sistema nella sua interezza di posizionarsi nuovamente sul mercato nazionale e internazionale dei traffici marittimi in maniera competitiva. L’offerta nell’ambito del sistema campano di due terminal contenitori (Conateco, controllato da Msc, e Salerno Container Terminal assolutamente neutrale e conto terzi) consente di garantire la corretta accessibilità al nostro territorio da parte di una molteplicità di compagnie di navigazione».

In che senso?

«Come è noto la grande navigazione mondiale si è aggregata in tre alleanze e cioè in tre sistemi armatoriali che ottimizzano le proprie risorse: M2 (composta da Msc e Maersk); The Alliance (Hapag Lloyd, Yang Ming; K Line, Nyk e Mol, poi confluite in The One) e Ocean Alliance (Cma-Cgm, Cosco Shipping, Oocl e Evergreen). È assolutamente ovvio che l’alleanza M2 e in particolar modo la Msc, scelga il proprio terminal di proprietà, Conateco, mentre le altre, tendenzialmente, il terminal indipendente di Sct. È del tutto naturale che le linee Msc o quelle nella sua orbita utilizzino tale terminal, penso ad esempio alla Linea Messina. In questo caso infatti non c’è stata partita, né competizione, tra Salerno e Napoli quando le Linee Messina hanno trasferito le proprie toccate e i propri traffici da Salerno a Napoli. Stesso meccanismo si attua quando la Msc - principale utilizzatore del Porto di Gioia Tauro, nonché azionista - decide di trasferire parte del transhipment da Gioia Tauro a Napoli. Anche in questo caso non si tratta di logiche di mercato o di competizione, ma di dinamiche interne alla linea che è anche proprietaria del terminal, e questo è non solo convidisibile, ma anche assolutamente legittimo».

Ma come opera invece il terminal Sct?

«Mi limito a dire che Salerno Container Terminal deve conquistarsi ogni giorno le sue quote sul libero mercato, dimostrando sempre e in ogni circostanza competitività e efficienza».

Pensa ancora che il porto di Napoli possa influenzare negativamente quello di Salerno?

«No, non ho mai detto in toni così semplicistici che “Napoli danneggia Salerno”. Una dimensione così parrocchiale rispetto a questa presunta contrapposizione proprio non appartiene mio gruppo, che ha acquisito sin dalla sua origine una dimensione fortemente internazionalizzata. Non a caso siamo presenti da decenni in Inghilterra. Lo scorso dicembre abbiamo festeggiato i primi 10 anni di attività della nostra sede di Shanghai; operiamo in Turchia e in molti altri punti strategici rispetto ai flussi del traffico merci internazionale...».

...e insomma qual è esattamente il sui pensiero?

«Il mio pensiero è sempre stato un altro, incentrato sulla preoccupazione che l’unificazione della gestione di un porto enorme, e nel passato fortemente compromesso (si pensi solo ai canoni demaniali non pagati per anni) potesse assorbire la maggior parte delle risorse e tutte le energie operative della nuova Autorità, provocando qualche distrazione, per così dire, rispetto alla gestione di Salerno, un porto di minori dimensioni, certamente più efficiente e senza patologie, ma pur caratterizzato da una movimentazione che ammonta a svariate decine di milioni di tonnellate di merci e dall’approdo di migliaia di navi all’anno. D’altra parte che ciò potesse accadere o non accadere dipendeva dalla qualità delle persone messe in campo e in passato le esperienze non è che abbiamo vissuto esperienze così esaltanti. Le istituzioni camminano bene o male a seconda della qualità, diciamo, delle gambe e delle teste delle persone che ne hanno la responsabilità. Nel caso specifico la presidenza e la carica di segretario generale sono state attribuite a persone e professionisti di assoluta eccellenza, come hanno dimostrato fin dall’inizio Pietro Spirito e Francesco Messineo, scongiurando ogni mia preoccupazione sul tema».

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