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«Dalla Cina sforzo epocale, ma i flussi siano nei due sensi» / INTERVISTA

Marcucci (Confetra): «Al governo italiano chiesto un intervento per salvare i traffici nel porto di Genova».

«I dazi cominciano ad avere riflessi a livello planetario, i numeri dicono che il settore dei trasporti e della logistica in Italia mostra segnali di rallentamento (tranne che nel trasporto stradale e nei courier), ma ciononostante il pessimismo degli operatori sta a zero», afferma Nereo Marcucci, presidente di Confetra, commentando le ultime rilevazioni della Confederazione italiana dei trasporti. Rilevazioni che mostrano come il 52 per cento ritenga che il secondo semestre del 2018 sarà come il primo, mentre il 47 per cento che sarà leggermente migliore.

«La nostra rilevazione periodica sul settore italiano dei trasporti e della logistica - spiega Marcucci - non ha pretese di scientificità, ma si è rivelata finora un buon indicatore, anticipando i risultati di statistiche scientifiche. Abbiamo percepito segni di rallentamento che adesso anche altri rilevano, da Confindustria al Def del governo, che ha parlato di minore crescita dei consumi e di calo dell’export».

A che cosa è dovuto questo rallentamento?

«Si cominciano a individuare le cause di questo rallentamento, perché a livello planetario i dazi e la conseguente situazione di indeterminatezza del commercio hanno il loro riflessi. L’opinione che ci siamo formati noi in Confetra sui dati da luglio a settembre e successivamente la relazione del governo al Parlamento sull’andamento del 2018 mostrano che i dazi stanno determinando un rallentamento. E questo è il tema della nostra assemblea del 17 ottobre».

Come si può rispondere?

«Di fronte a questa situazione, è necessaria soltanto una maggiore efficienza. Il che significa ridurre la burocrazia, realizzare lo sportello unico doganale, chiaririe il ruolo dei diversi organismi che si occupano del controllo delle merci, individuare strade sicure per consentire agli operatori dei trasporti eccezionali di svolgere il loro mestiere individuando strade sicure. L’efficienza è data anche dal completamento delle riforme per la riduzione della burocrazia. E poi bisogna continuare sul cammino delle infrastrutture, in particolare quelle ferroviarie, che ci consentano di collegarci ai grandi assi del Brennero e del Gottardo».

Il crollo di ponte Morandi a Genova rende tutto più difficile?

«Quello di Genova è un caso speciale, perché è stato colpito il porto che serve tutto il Nord Ovest, la principale zona produttiva del nostro paese. Confetra ha pubblicato un position paper per chiarire che, perché non lasci il porto, e probabilmente l’Italia, la merce deve continuare a essere gravate dagli stessi costi che pagava prima. Autotrasportatori, terminalisti e spedizionieri devono trovare le soluzioni tecniche, ma se questo non basta a eliminare i costi aggiuntivi, ci vuole un’autorità, come per fare un esempio, l’Autorità di sistema portuale, che abbia risorse e regole per intervenire e equalizzare i costi. Una proposta di una pagina che il 17 presenteremo al ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli. Genova dev’essere sostenuta perché la merce non vada in altri paesi d’Europa e del Mediterraneo».

Rischiamo di essere tagliati fuori dalla Nuova via della seta (Bri)?

«Confetra ha creato un osservatorio composto da imprenditori nostri associati e da esperti europei per monitorare gli effetti di Brexit e Bri. Non possiamo affrontare con supponenza il progetto cinese, che è diventato parte della loro Costituzione, con due tappe fondamentali nel 2025 e nel 2050. La Cina ha oggi 50 milioni di ricchi, 500 milioni di persone che guadagnano in media 20 mila euro e 1 miliardo di persone di cui il governo deve riequilibrare la situazione economica. Per farlo deve ridistribuire il surplus del paese e lo vuole fare sviluppando piattaforme logistiche e mezzi di trasporto. Si tratta di un fenomeno epocale, che Confetra non sottovaluta. Genova, con il terzo valico che si collega ai grandi tunnel alpini verso l’Europa, è uno dei grandi nodi fra l’Unione europea e le reti cinesi. Occorre negoziare perché il flusso sia nei due sensi. L’obiettivo è portare le merci cinesi in Europa, ma il nastro trasportatore può anche invertirsi».

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