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Lazzeri: «I dazi sono sempre un errore» / INTERVISTA

«Già provati dagli Usa negli anni 2000, senza successo».

I SEGNALI più recenti in arrivo dal mondo dell’industria parlano di una crescente domanda asiatica di beni prodotti in Europa. Qual è il suo punto di vista a questo proposito? «Le tecnologie e i manufatti europei sono apprezzati a livello mondiale e l’Estremo Oriente è l’area di maggior interesse - risponde Piero Lazzeri, Managing Director di BCube Freight Forwarding. Si tratta di un mercato veramente ampio e senza rischi di dazi nei confronti dell’Europa, questa è la motivazione per la quale il maggior numero di navi oggi in servizio coprono proprio questa rotta».

Quali sono le prospettive della sua azienda/attività?

«Il gruppo B3, con oltre 600 milioni di fatturato, ha raggiunto la settima posizione nella classifica del 2016 delle prime 1.000 aziende italiane di logistica, è in continua crescita, svolge diverse attività

che non tutti i concorrenti sono in grado di offrire, e questo lo rende un gruppo dinamico e sempre alla ricerca di nuove opportunità. È utile ricordare che anche il mondo delle spedizioni e della logistica sta cambiando molto velocemente, e solo chi saprà posizionarsi fra le società più all’avanguardia potrà guardare a una sostanziale crescita futura».

Che cosa pensa del progetto cinese della Nuova via della Seta?
«Un Paese come la Cina che si avvia a grandi passi verso 1,5 miliardi di abitanti deve pensare in grande e dotarsi di strutture logistiche internazionali di grande respiro, come per esempio, i servizi ferroviari intercontinentali, che stanno già muovendo i primi volumi in entrata e uscita dai vari Paesi europei, fra cui l’Italia. Oggi questo servizio viene considerato una valida alternativa per le merci ad alto valore aggiunto, visto che l’utilizzo di questo servizio fa risparmiare almeno 15 giorni nei tempi di trasferimento della merce dalla Cina all’Italia e viceversa, rispetto al normale servizio marittimo».

Quali sono oggi i pericoli derivanti da un uso eccessivo di politiche protezionistiche?

«Storicamente l’applicazione dei dazi non ha mai risolto i problemi delle aziende manufatturiere in qualunque Paese, già negli anni Trenta e nuovamente all’inizio degli anni 2000, gli Stati Uniti dopo l’applicazione di dazi per difendere le loro produzioni interne, dovettero fare marcia indietro, a seguito di fallimenti annunciati da più parti. La globalizzazione dell’economia ha prodotto una competizione internazionale, alla quale si deve rispondere con maggiore ricerca e sviluppo di nuove tecnologie: chiudersi dentro il proprio recinto applicando dazi alle merci di chi riesce a essere più competitivo di noi, non porta da nessuna parte».

Quali sono, secondo la sua esperienza, le prospettive della portualità italiana nel prossimo futuro?

«Le prospettive della portualità italiana sono generalmente buone, potrebbero essere migliori se potessimo avere una efficienza di tipo nord-europeo, ridurre al minimo la burocrazia che ci sta uccidendo. Forse a queste condizioni potremmo recuperare una parte dei 700-800 mila contenitori di merce destinata al nostro Paese che ancora oggi sceglie i porti del Nord Europa, prevalentemente Anversa e Rotterdam, invece di scalare direttamente i porti italiani».

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